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Il Pd, a corto di idee, punta sull’anatra zoppa Macron

Alle europee i Dem arriveranno terzi, non era mai successo dai tempi di Giolitti 

da l’Irriverente

Sarà con una svolta macroniana che il Pd tenterà un rilancio in vista delle prossime elezioni europee dove, secondo gli ultimi sondaggi, il partito del Nazareno rischia un tracollo ancor più netto rispetto alla sconfitta dello scorso 4 marzo.

Macron al minimo storico

Con un consenso ai minimi da quando si è insediato trionfalmente all’Eliseo, Emmanuel Macron sta affrontando in Francia un’ondata di malcontento storica e il prossimo 9 ottobre sarà al centro di una manifestazione di protesta dei sindacati francesi che da mesi ormai lo vedono come il nemico dello stato sociale.

Il Pd a corto di idee

Eppure il Pd, a corto di idee, con l’esponente della “maggioranza” renziana Gozi a fare da capofila, è convinto di poter risalire la china. Ma molte sono le incognite. Nicola Zingaretti, ad oggi il favorito per la conquista della leadership dem, di fronte a questa scelta, tace. Il rischio, infatti, che tra i colonnelli del Pd si inneschi una nuova guerra di posizione è forte e di fronte ad una Europa che, anche a sinistra, va sempre più verso posizioni politiche più nette e visibili, una eventuale svolta macroniana porterebbe di certo ad una nuova emorragia a sinistra.

Tra i primi obiettivi di Zingaretti, infatti, c’e il recupero dell’ex area di Bersani, ormai da due anni uscita dal Pd, per la fallimentare esperienza di LeU. Puntare su una posizione centrista (e filo germanica) per un Pd in procinto di riabbracciare al suo interno la sinistra dem sarebbe l’anticamera di una nuova scissione. C’è chi fa notare, all’interno del Nazareno, che in Europa oggi l’unica sinistra in poppa è quella radicale come Syriza di Tsipras e il Labour di Jeremy Corbyn, il quale ha orgogliosamente rispreso le vecchie battaglie socialiste (perdenti) dei laburisti degli anni ‘80.

Svolta a sinistra o al centro dunque? Sarà questo il vero spartiacque del prossimo congresso Pd, un’assise la cui programmazione è ancora in alto mare anche in virtù della ormai cronica indecisione del segretario reggente Martina che, dopo mesi di stallo, ancora non ha deciso se candidarsi per la leadership. Stesso discorso per l’ala renziana ortodossa che, dopo il rifiuto di Delrio, ancora non ha trovato un candidato da contrapporre a Zingaretti che oggi può contare sul sostegno interno di Gentiloni, Franceschini e Veltroni.

Macron, l’anatra zoppa

In gioco, insomma, non vi è solo il futuro della segreteria dem ma il ruolo stesso che la sinistra vorrà giocare all’interno di un panorama politico che la vede ormai ai margini del dibattito quotidiano e che gli istituti di rilevamento danno in picchiata. La sconfitta alle europee, verosimilmente per il Pd (o ciò che ne rimarrà dopo il congresso) è già data per sicura. Per la prima volta nella storia, infatti, un partito di sinistra arriverà terzo: un risultato che in Italia non si vedeva dall’epoca giolittiana. E probabilmente puntare su un’anatra zoppa, quale è Macron secondo il gradimento dei francesi, non basterà al Pd per garantirsi la sopravvivenza. Sempre che non nasca un nuovo partito centrista: in quel caso al vecchio centrosinistra morente il colpo di grazia del voto sarebbe fatale.

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