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Amministratori locali sotto tiro: aumentano le minacce

Il 28% dei “minacciatori” non sono pericolosi mafiosi ma comuni cittadini

Amministratori locali sotto tiro. In Italia, ogni 15 ore, un amministratore locale viene minacciato. Teste mozzate di animali, incendi, ordigni, lettere, insulti social, telefonate o proiettili recapitati sull’uscio della porta di casa. Tralasciando la Valle D’Aosta ogni regione risente del fenomeno che, nel 2018, è arrivato a proporzioni eclatanti ed è in continua escalation.

L’associazione Avviso Pubblico, che da anni si batte per la legalità censendo puntualmente gli atti intimidatori, parla di 574 differenti minacce

Nel 2011, quando il Rapporto “Amministratori sotto tiro” pubblicava la sua prima edizione, i casi erano appena 212. Adesso sono aumentati del 170%, coinvolgendo 84 Province e 309 Comuni. La distribuzione geografica ogni anno è simile: “Il 66% del totale dei casi censiti (379) si è registrato nel Mezzogiorno – si legge nel rapporto – in particolare il 42% dei casi nel Sud e il 24% nelle Isole, mentre il restante 34% del totale (195 casi censiti) nel Centro-Nord, dove si riscontra un ulteriore aumento delle minacce e intimidazioni rispetto al 2017.  Da segnalare l’evidente incremento dei casi (da 52 a 93) nelle regioni del Centro (16% del totale), che supera il Nord-Ovest (11%) e stacca il Nord-Est (7%)”.

Campania capolista

La Campania è la capolista di questa triste classifica, seguita da Sicilia e Puglia. Ma non c’è solo il sud, tra le città in cui ogni anno almeno un amministratore viene minacciato, sono presenti Ventimiglia (Liguria), Carmagnola (Torino), Faenza (Ravenna), Cascina e Pontedera (Toscana). La primavera è foriera di intimidazioni, visto che si registrano maggiormente nei mesi che precedono le elezioni amministrative. I dati snocciolati da Avviso Pubblico sono interessanti.

I social network sempre più usati per le minacce

La fotografia dei social network, strumento sempre più utilizzato per le minacce (dal 3% al 12% in soli due anni), e le riflessioni dell’ex magistrato Gherardo Colombo, stimolano un ragionamento. Perché non sempre è la criminalità organizzata a minacciare gli amministratori pubblici: 169 casi dipendono dal malcontento per una decisione amministrativa. Perché la violenza aumenta quando si parla di economia e immigrazione. Il fenomeno è correlato con la violenza politica del dibattito italiano. Il 28% dei “minacciatori” infatti non sono pericolosi mafiosi ma comuni cittadini. Uomini e donne esasperati, culturalmente scarni, che rappresentano lo specchiodel livello del dibattito nel nostro Paese. Le parole vengono sdoganate, l’aggressività verbale si è fatta strada facendo passare il messaggio che sia giusto utilizzare la violenza per riappropriarsi di un diritto negato, per dar sfogo a una pretesa più o meno giusta. La cattiveria verbale è stata legittimata. Ed è facile passare dalle parole ai fatti.

di Alfio Mauceri 

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