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Il “maligno” olio di palma, da dicembre evitarlo sarà più facile

È diventato il nemico numero uno della salute. Ad esser incriminato è l’olio di palma, con il suo largo consumo da parte delle multinazionali e da qualche anno anche dalle piccole aziende. L’ingente impiego a livello alimentare e non solo è dovuto al suo bassissimo costo: solo 20 centesimi al litro. Dunque eliminarlo è diventato impossibile. Ciò che si può fare però è evitarlo, boicottandolo, essendo causa di molte malattie e costituendo uno dei più grandi disastri ambientali della storia.
Dal 13 dicembre il consumatore sarà facilitato in questo compito. Infatti la legge cambierà e al posto della dicitura “oli vegetali” bisognerà necessariamente specificare il tipo di olio vegetale impiegato. Molte aziende già lo fanno, ma c’è ancora qualche furbetto che scrive tra gli ingredienti la dicitura generica. La nuova legge prevederà invece di specificare olio di Palma se si tratta dell’olio estratto dal frutto, invece Palmisto se è estratto dal nocciolo. Insomma della palma non si butta via proprio nulla.

Ma perché quest’olio fa tanto male?

L’olio di palma è colpevole di causare varie malattie circolatorie, del cuore e il cancro. È tra le principali cause del colesterolo ed è trombogenico oltre che aterogeno (ovvero causa l’insorgenza dell’aterosclerosi). Inoltre, è concausa dell’obesità ed in particolare di quella infantile. L’Italia ha un alto tasso di obesità infantile, basti pensare che in media i bambini assumo il 50% dei grassi saturi in più, di cui buona parte è costituita dall’olio di palma contenuto in quasi tutte le merendine presenti in commercio. Un prodotto su due contiene l’olio maligno.

Oltre che dal punto di vista salutistico, l’olio di palma costituisce un danno anche per l’ambiente e per i diritti umani.

In Indonesia ed in Malesia intere famiglie con bambini vengono ridotte in schiavitù, costretti a lavorare a stretto contatto con pesticidi che invece in Europa sono vietati. Così che gli stessi Indonesiani e Malesiani contribuiscono alla deforestazione dei loro Paesi. Altri invece vengono deportati: le loro tribù sono d’intralcio alle immense coltivazioni. Questo causa la perdita delle tradizioni: la loro cultura, orale non viene più trasmessa, perchè è l’ambiente a conservarla e tramandarla. Così le tribù sono decimate per lasciar spazio a foreste bruciate nelle quali ci saranno coltivazioni di palma.  Deforestazione nella quale vengono uccisi anche tutti gli animali che la abitano, dagli orango, agli elefanti e gli uccelli. Il problema diventa ingente anche a livello ambientale con la produzione di 80 tonnellate di emissioni di CO2 per ettaro all’anno e non riguarderà solo l’Indonesia. La produzione si sta espandendo in tutta la fascia tropicale, nel sud Africa e nel sud America.
Se poi si pensa che quest’olio viene impiegato anche a livello energetico, diventa impossibile limitarne la produzione. 1,6 miloni di tonnellate all’anno di olio di palma vengono usate come combustibile per l’energia elettrica. In pratica l’olio di palma sostituirà il petrolio, che è in via di esaurimento.
Sicuramente, per chi ancora non lo fa, sarebbe una buona abitudine leggere le etichette di quello che si mangia. Quantomeno al supermercato, riducendo il danno. Infatti il nostro organismo ha un limite di tollerabilità di 0,8 microgrammi al giorno.

 

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