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“Mi avevano detto che non avrei mai camminato, che non avrei mai parlato”

“La disabilità non è un limite”: il libro di una ragazza affetta da tetraparesi spastica

“Un disabile viene considerato un diverso, un emarginato e questo deve cambiare”. Lo dice a Ofcs Report Anna Adamo, una giovane studentessa di Salerno affetta da tetraparesi spastica e che nel 2016 ha visto uscire il suo primo libro intitolato ‘La disabilità non è un limite’. Il manoscritto è la storia di Anna, una biografia nata quasi per caso e diventata poi realtà grazie alla forza e al coraggio di parlare e raccontare della propria condizione. Complice una sua amica che di nascosto ha inviato le pagine scritte a diverse case editrici.

Un tabù ancora nel 2018, disabilità è una parola che porta con sé tanti preconcetti e tante paure. Qualcosa che, se non viene vissuta in prima persona o dai propri cari, sembra lontana, scomoda, penosa.

La storia di Anna Adamo

“Mi avevano detto che non avrei mai camminato, che non avrei mai parlato ma poi si è scoperto che avevano sbagliato. La mia disabilità mi ha portato problemi di deambulazione ma dopo diversi interventi chirurgici e tanta fisioterapia oggi conduco una vita normalissima”, ha spiegato Anna.

La danza però, la grande passione della 22enne salernitana, quella proprio non la può fare e questo, stando alla sua testimonianza, è il rimpianto più grande che si porta dietro.
Il racconto di Anna è limpido, onesto, duro e offre spunti di riflessione in merito non tanto a ciò che non si può fare ma a ciò che invece è da fare con quello che si ha.

“Volevo fare la ballerina, amo la danza ma non posso farlo. Allora ho occupato il mio tempo in altro e ho scoperto una grande passione per la scrittura. Non posso pensare a cosa non posso fare ma devo pensare a cosa posso fare”, ha continuato.

E a quanto pare Anna non ha poi fatto una scelta sbagliata. Il suo libro infatti ha ricevuto una menzione speciale del Premio Italia Giovane 2017, un riconoscimento che viene dato ai 10 migliori giovani che hanno saputo dare onore al nostro Paese in tutti gli ambiti.

Il tema della disabilità negli ultimi anni

La disabilità negli ultimi anni ha trovato più spazio per farsi conoscere e per farsi accettare. Questo è avvenuto soltanto grazie ai mille racconti e alle persone che ci hanno messo la faccia.
Una delle più note disabili, Bebe Vio ha distrutto ogni tipo di barriera tra lei e chi la circonda dimostrando che anche senza gambe e senza braccia si possono portare a casa medaglie d’oro e si possono avere 500 mila followers su Instagram. Non per pena, non per compassione, ma per merito.
Negli ultimi anni, grazie ai social network, si è visto che anche un disabile esce fuori con gli amici a bere qualcosa, anche un disabile si fidanza, anche un disabile va in vacanza, anche un disabile è semplicemente una persona, con pregi e difetti.
“Con questo libro – ha detto Anna –  posso inviare un messaggio e dare coraggio, visto che dal momento in cui un disabile esce di casa deve fare i conti con le dicerie della gente. Io dico basta”.

Il prossimo libro parlerà di disturbi alimentari

Il libro, uscito a dicembre 2016, ha avuto un largo pubblico e ha convinto Anna a scriverne un altro in via di preparazione sui disturbi alimentari.
“Sono 10 storie di 10 ragazze che dopo aver letto il mio libro mi hanno chiesto di raccontare la loro storia, perché in qualche modo anche il disturbo alimentare è una disabilità”, sottolinea.
Anna è molto modesta e non si ritiene una scrittrice, ma spera di poter esser d’aiuto a qualcuno visto che “il disabile nel 2018 per le persone è ancora qualcosa da tenere lontano, da non prendere sul serio. Una persona disabile non viene mai presa in considerazione. Né nel campo lavorativo, né in quello scolastico. Se sei disabile, per molti sei brutto e sei stupido”, ha detto la 22enne.

Ma, forse, bisognerebbe fare una riflessione. Il Paese si indigna per le buste di plastica a pagamento e organizza sit in di protesta politici per ogni cosa, ma forse ci sarebbe bisogno di occuparsi anche di temi come l’abbattimento delle barriere architettoniche, perchè il disabile, che vive già in una condizione di difficoltà motoria, deve avere la possibilità di salire su un pulman o andare a teatro. Questo, quasi sicuramente, renderebbe la sua vita migliore.

 

 

 

 

 

 

 

 

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