software gestionale

Sanità, macchinari troppo vecchi: rischio cronicizzazione patologie

Il parco elettromedicale risulta obsoleto rendendo complicata la diagnostica di importanti patologie

Le patologie non diagnosticate in tempi precoci rischiano la cronicizzazione: i macchinari obsoleti nel campo della diagnostica interventista e nella neuroradiologia devono essere sostituiti al più presto”. È quanto dichiarato dal professor Enrico Cotroneo, direttore della Uoc Neuroradiologia dell’ospedale San Camillo Forlanini, a margine dell’incontro su “Vetustà ed obsolescenza del parco tecnologico”, promosso dall’Associazione Dossetti, che preme per l’ammodernamento tecnologico del parco apparecchiature di diagnostica per immagini.

 

L’allarme lanciato da Cotroneo nel corso del convegno svoltosi al ministero della Salute, si innesta nello scenario di un’Italia il cui parco elettromedicale, installato nelle strutture pubbliche e private del territorio, risulta obsoleto con la conseguenza di rendere complicata la diagnostica delle più importanti patologie.

Ad attivarsi in questo senso è l’Istituto superiore di sanità che ha annunciato nell’occasione l’istituzione di una cabina regia per Health Technologies Assessment. Partirà a breve e sarà il risultato della collaborazione tra l’Istitituto superiore di sanità, Aif e Agenas. “Valuteremo quali e quante strutture diagnostiche servono per poi iniziare un processo investendo dove c’è necessità – ha dichiarato l’onorevole Fabiola Bologna, XXII Commissione Affari sociali Camera Dei Deputati – Collaboreremo con le associazioni per avere un flusso di dati il più ampio possibile, in modo fare scelte adeguate”.

Secondo il monitoraggio che Assobiomedica ha attuato dal 2015 ad oggi, esposto dal presidente di Elettromedicali-Assobiomedica, Andrea Celli, nel corso degli anni si è innalzata l’età media delle apparecchiature. Nel dettaglio, preoccupa la vetustà dei ventilatori destinati all’anestesia e alla terapia intensiva da trasporto, che in quasi 50 casi su 100 di media risultano avete oltre 10 anni di vita. Meno allarmante, ma comunque da non sottovalutare, la situazione dei monitor multiparametrici, che solo in 25 casi su 10 risultano avere meno di cinque anni di vita, e delle centrali di monitoraggio che risultano essere state acquistate tra il 2007 ed il 2012.

Per i sistemi meccanici convenzionati e digitali, gli ecografi, i macchinari TC e RMN Chase, si attesta uno stato di adeguatezza mediamente attorno al 50%.

La mancanza di personale qualificato complica ulteriormente lo scenario

Nel Lazio alla carenza di Pet – per gli esami oncologici – la cui presenza di apparecchiature è dimezzata, con un’apparecchiatura ogni 350 mila abitanti, si aggiunge la carenza di specialisti in fisica medica. La situazione, emersa nel corso del convegno su denuncia dell’Aifm – Associazione italiana fisica medica, denota la carenza della figura del fisico medico che assicura la qualità delle indagini diagnostiche. La mancanza di concorsi e di conseguenza di graduatorie e assunzioni, causano l’assenza di un importante supporto per il controllo dei macchinari.

I costi legati alla mortalità e alla disabilità

Tra i problemi generati dall’obsolescenza del parco tecnologico vi sono poi i costi legati alla mortalità e alla disabilità. Basti pensare che con la sola riduzione della mortalità legata all’ictus, si abbatterebbe un l’elevato costo compreso tra i 19 e i 43 miliardi, di cui attualmente risente la tenuta del sistema sanitario nazionale. L’ictus cerebrale, colpisce 200mila italiani ogni anno, divenendo la terza causa di morte dopo le malattie cardiovascolari e le forme tumorali, nonché la prima causa di invalidità acquisita e deve essere prevenuto anche attraverso l’utilizzo di apposite apparecchiature in grado di rilevare eventuali sintomi. Per ottimizzare gli accessi dei pazienti e ridurre i costi, le strutture dovranno dotarsi di sale angiografiche multidisciplinari di avanzata tecnologia. A fronte di costi elevati in fase d’acquisto, si abbasserebbero notevolmente i costi legati alle cure, favorendo l’ottimizzazione dei flussi di lavoro, la riduzione dei tempi di intervento e l’eliminazione dei rischi di trasferimento del paziente. In merito all’abbattimento dei costi, secondo la Lancet Oncology Commission, qualora gli investimenti per la Radioterapia fossero maggiormente adeguati nel ventennio dal 2015 al 2035, si salverebbe un numero sempre più elevato di vite, ottenendo benefici economici pari a 250 miliardi di dollari.

“L’obiettivo è lavorare in sicurezza – ha dichiarato il presidente Omceo Palermo – e offrire prestazioni sanitarie sicure. Se le apparecchiature sono vetuste, c’è il rischio che vengano liberate radiazioni dannose sia per il paziente che per l’operatore, inoltre apparecchiature recenti vedono il millesimo del millesimo di micron rispetto ad apparecchiature obsolete che vedono il tumore solo ad un primo stadio”.

Un dato positivo emerso sta nell’avanguardia del settore privato, nel settore pubblico invece I’Italia viene dopo solo a Ungheria, Slovenia, Spagna e Slovacchia rispetto al resto d’Europa.

Articoli suggeriti