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Testamento biologico, il testo in aula a febbraio: si teme per legislatura a rischio

L’appello di Dj Fabo riaccende il dibattito legislativo

La tragica storia di Fabiano Antoniani, in arte Dj Fabo, è solo l’ultima in ordine cronologico. Il fil rouge che le collega è drammaticamente lo stesso da troppi anni: l’impossibilità di scelta sul fine vita.

Un tema trattato dalle cronache ogni volta che un cittadino, magari per la sua notorietà o per la forza dei suoi familiari, riesce a far ascoltare il grido strozzato di libertà di scelta. Un grido strozzato, appunto, dalle attuali norme sanitaria, che nulla possono senza una legge che ordini la materia, imponendo al personale sanitario di rispettare in toto le volontà del malato.

Quasi come uno scherzo atroce del destino la storia di Dj Fabo e il suo appello al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, affinché “faccia presto per sbloccare la proposta di legge sull’eutanasia”, arriva alla vigilia di una data importante: entro il 10 febbraio infatti il disegno di legge sul biotestamento dovrebbe essere approvato in Commissione Affari Sociali e arrivare alla Camera per la votazione. Il condizionale è d’obbligo perché dalla Commissione fanno sapere che i tempi non sono assolutamente certi, nonostante il presidente della Commissione, Mario Marazziti, con la decisione di tagliare circa 3mila emendamenti, restringendo la discussione a soli 265, ha bloccato l’ostruzionismo dando una decisiva accelerata alla discussione del testo di legge da portare nell’emiciclo di Montecitorio

Il disegno di legge prevede la possibilità per il malato di rinunciare a tutte le cure, idratazione e nutrizione compresa, restando sempre accudito dai medici che devono eseguire le sue volontà. Idratazione e nutrizione sono il vero nodo politico e culturale della legge. Infatti per i fautori della Dat (dichiarazione anticipata di trattamento), rappresentano delle cure e come tali possono essere rifiutate dal paziente, mentre per gli altri, il mondo cattolico in primis, idratazione e nutrizione sono mezzi per il mantenimento in vita e come tali non possono essere respinti.

La proposta attualmente in discussione è la sintesi di ben 16 testi di legge sulla Dat e l’obiettivo prefissato è quello di raggiungere un delicatissimo equilibrio tra il diritto alle cure, la libertà di scelta del paziente e la deontologia del medico.

Un equilibrio racchiuso in modo particolare in due passaggi della legge. Nell’articolo 1 comma 5 si legge, infatti, che “ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere ha il diritto di accettare o rifiutare qualsiasi accertamento diagnostico o trattamento sanitario indicato dal medico per la sua patologia o singoli atti del trattamento stesso. Ha, inoltre, il diritto di revocare in qualsiasi momento il consenso prestato, anche quando la revoca comporti l’interruzione del trattamento, ivi incluse la nutrizione e l’idratazione artificiali”.

Nell’articolo 3 comma 3 si tenta un complicato bilanciamento di una legge che secondo alcuni potrebbe aprire all’eutanasia: “Il medico è tenuto al pieno rispetto delle Dat le quali – è scritto nella bozza di legge in discussione – possono essere disattese, in tutto o in parte, dal medico, in accordo con il fiduciario, qualora sussistano motivate e documentabili possibilità, non prevedibili all’atto della sottoscrizione, di poter altrimenti conseguire concrete possibilità di miglioramento delle condizioni di vita. Nel caso in cui le Dat non indichino un fiduciario vengono sentiti i familiari”.

Sono storie come quella di Dj Fabo ad aver creato il dibattito dal quale è nata la proposta di legge.

La vicenda che ha coinvolto Fabiano Antoniani ha fatto già il giro del mondo. Il suo video di due minuti con l’appello al Presidente della Repubblica, contiene una verità e una storia a cui la politica ha il dovere di dare una risposta.

Fabiano a 39 anni è cieco e tetraplegico a causa di un tremendo incidente automobilistico accaduto nel 2014. Da lì il calvario e una vita, come dice aiutato dalla sua fidanzata Valeria, “bloccato a letto, immerso in una notte senza fine”.

La vita di Dj Fabo è spaccata in due. “Sono sempre stato un ragazzo molto vivace. Un po’ ribelle, nella vita ho fatto di tutto – fa dire a Valeria – ma la mia passione più grande è sempre stata la musica, suonare per gli altri mi faceva felice”. Così nasce il personaggio “Dj Fabo”, che si trasferisce dall’altra parte del mondo, in India, dove presto diventa un big ricercatissimo in tutto il continente. Lavorare con la musica era il suo sogno, realizzato insieme all’amore della sua vita, Valeria. Poi il 3 giugno 2014, il gravissimo incidente, la forza di provare tutte le cure possibili ma senza risultati. Da allora mi sento in gabbia. Non sono depresso, ma non vedo più e non mi muovo più”. Fabiano Antoniani deve essere assistito in tutto, ha difficoltà nel deglutire e non riesce a fare praticamente nulla. Non ascolta nemmeno più la musica “perché si commuove troppo”.

Il suo desiderio di farla finita è stato raccolto dall’Associazione Luca Coscioni, da sempre in prima fila per “per la libertà di ricerca scientifica e per i diritti civili dei cittadini in ogni fase della loro vita”.

Secondo l’Associazione Luca Coscioni che ha lanciato la campagna Fabo per vivere #LiberiFinoAllaFine, con Fabiano Antoniani “continua la lotta di Welby ma da una posizione diversa: Piergiorgio Welby era una persona malata di Sla da molti anni, Fabo è un ragazzo che si è ritrovato cieco e tetraplegico, condizione rarissima al mondo, in seguito a un incidente”. Quella vicenda, dopo dibattiti e polemiche che hanno diviso il Paese, si concluse nel dicembre 2006 con l’aiuto medico a morire organizzato da Marco Cappato, leader dell’Associazione Coscioni. Il tema dell’eutanasia è poi tornato d’attualità con la vicenda di Eluana Englaro, morta nel 2009 in seguito all’interruzione della nutrizione artificiale dopo 17 anni in coma.

Sul testo in discussione alla Camera pochi giorni fa è tornata ad alzare la voce con forza la Chiesa. “Ci preoccupano non poco le proposte legislative che rendono la vita un bene ultimamente affidato alla completa autodeterminazione dell’individuo”, ha detto il presidente della Cei, Angelo Bagnasco nella prolusione al Consiglio Episcopale Permanente. Chiaro il riferimento alle proposte sul testamento biologico. Secondo il cardinale sono “assai delicate e controverse” le implicazioni “in materia di consenso informato, pianificazione delle cure e dichiarazioni anticipate di trattamento”.

Con la recentissima pronuncia della Consulta sulla legge elettorale per molti avanza il sospetto che l’ultimo sforzo di sintesi sul testamento Biologico in corso nella commissione Affari Sociali resterà vano. Quello che per alcuni è “lo spettro” delle elezioni anticipate, per gli oppositori alla legge sul fine vita può essere l’ennesima occasione per gettare nuovamente nello scantinato di Montecitorio una norma che gli italiani chiedono in nome della libertà di scelta e di una cultura civica del Paese che non può più essere rinviata.

@PiccininDaniele

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