software gestionale

Bayer-Monsanto: una fusione inquietante e il sì dell’Europa

Ecco cosa attende le produzioni locali

a cura di Veronica Di Benedetto Montaccini

La Ue da’ l’ok (condizionato) alle nozze da 66 miliardi tra Bayer e Monsanto. Secondo l’Europa, l’acquisizione non comprometterà la libera concorrenza nei mercati delle sementi, dei pesticidi e dell’agricoltura digitale. Eppure, i rischi per i piccoli contadini e per l’ambiente sono considerevoli e questo nuovo colosso rischia di dominare la produzione del cibo a livello globale.

Regole di concorrenza

La Commissione Ue ha approvato l’acquisizione di Monsanto da parte di Bayer, a condizione che attuino “gli ampi rimedi” proposti per eliminare i dubbi delle sovrapposizioni su sementi, pesticidi e agricoltura digitale. “La nostra decisione assicura che ci sarà concorrenza efficace e innovazione e che soddisfano in pieno le nostre preoccupazioni”, ha detto la commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager.

Il primo obiettivo della politica di concorrenza europea è quello di garantire la migliore distribuzione delle risorse. L’Unione europea, cioè, dovrebbe far raggiungere al sistema economico il maggior livello di concorrenza nell’ipotesi che da esso derivi un utilizzo ottimale delle risorse, al contrario di quanto accade se il sistema vive una situazione di monopolio non concorrenziale.

Nel caso specifico, secondo la Vestager, tutte le aziende coinvolte nella vendita di pesticidi, semi e agricoltura industriale continueranno a competere, garantendo agli agricoltori la possibilità di scegliere diverse varietà di semi e pesticidi a prezzi accessibili. Inoltre, sempre secondo la responsabile Ue, la fusione spingerà le aziende a innovare nell’agricoltura digitale e a continuare a sviluppare nuovi prodotti che soddisfino gli standard normativi in Europa, a vantaggio di tutti gli europei e dell’ambiente.

La fusione

Per ottenere l’ok definitivo di Bruxelles, il gruppo tedesco dovrà cedere attività per 7,4 miliardi di euro. Monsanto è il più grande fornitore al mondo di sementi, che vende soprattutto negli Stati Uniti e in America Latina. Vende anche il glifosato, che è il pesticida più usato in tutto il mondo per controllare le erbe infestanti. Bayer è il secondo maggior fornitore di pesticidi in tutto il mondo, con una maggiore attenzione in Europa. È anche un importante fornitore di semi attivi a livello globale per un certo numero di colture. La fusione approvata dall’Unione crea il più grande gruppo integrato al mondo di semi e pesticidi.

Quando parliamo di sementi e pesticidi entrano in campo altre preoccupazioni che vanno oltre la concorrenza, e cioè la protezione dei consumatori,  la sicurezza alimentare e il rispetto degli standard più alti per l’ambiente e il clima.

Monsanto colpevole di ecocidio

Sebbene queste preoccupazioni siano fondamentali, secondo la Vestager e la Commissione europea non possono costituire la base di una valutazione negativa per la fusione. Eppure la Monsanto è famosa per il commercio di pesticidi e sementi geneticamente modificati, nocivi per il terreno e per i suoi frutti. Tanto da essere stata giudicata colpevole di “ecocidio”, violazione dei diritti umani e crimini contro l’umanità, secondo l’International Monsanto Tribunal, un tribunale creato dalla società civile per fare pressione sulla multinazionale chimica.

Tra le accuse principali c’è la minaccia alla biodiversità che, secondo i giudici, è stata gravemente intaccata dal numero sempre crescente di contadini e agricoltori che usano la stessa e unica variante di sementi geneticamente modificate (ogm) sintetizzate in laboratorio dalla Monsanto: “Riducendo la biodiversità delle colture e la varietà di piante coltivate localmente – si legge nel documento dell’International Monsanto Tribunal con le motivazioni –Monsanto ha ostacolato il diritto al cibo e per di più ha aumentato i rischi legati alla sicurezza alimentare e indebolito la naturale resilienza dei sistemi di produzione locali”.

Il dominio monopolistico

Negli ultimi anni stiamo assistendo alla concentrazione di grandi multinazionali dei settori dei pesticidi, delle sementi, della genetica animale e dei macchinari agricoli. Come la fusione Dow-DuPont con Dow-Chemical, con un accordo da circa 130 miliardi di dollari e l’acquisto di Syngenta da parte di ChemChina, affare da 43 miliardi di dollari, che permette di controllare l’intera filiera.

Questo significa che, essendo ormai pochissimi i fornitori, i piccoli e medi produttori sono costretti a investire sulle colture richieste dal mercato internazionale, intaccando la sicurezza alimentare mondiale. Le multinazionali dominanti in questi settori sono diventate troppo grandi per poter garantire una sostenibilità in termini agricoli. Questo meccanismo rafforza la logica del modello agricolo industriale, causando degrado ambientale e  declino economico e sociale. Ogni anno, a causa dell’agricoltura industriale vengono perse 24 tonnellate di terra fertile. Anche l’Onu, nell’appello Global Land Outlook, ha mostrato preoccupazione e chiesto un abbandono dei sistemi di coltivazione industriale, sollecitando i governi e le imprese a trovare nuove strategie e modelli di sviluppo per la produzione alimentare.

Per quanto riguarda il caso della fusione Monsanto-Bayer, le associazioni ambientaliste si sono opposte all’operazione che hanno definito “una delle peggiori espressioni della globalizzazione”. Accusando i due colossi in particolare su Ogm, glifosato e l’utilizzo dei neonicotinoidi ritenuti responsabili della stragi di api nel continente, hanno coniando l’hashtag #mergerfromhell, matrimonio infernale. Basterà per condannare la concentrazione in poche mani del potere sui semi?

Articoli suggeriti