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La Percezione Della Sicurezza

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Cyber

Servizi segreti a caccia di cyber spie: ecco i nuovi arruolamenti

in Cyber/Difesa e Sicurezza Nazionale da

Al via dal 10 gennaio all’8 marzo la ricerca di nuovi candidati da selezionare nell’ambito delle attività di cyber security del Comparto intelligence. Destinatari della pubblicazione, diffusa attraverso il sito istituzionale del Sistema di Informazione per la Sicurezza della Repubblica, www.sicurezzanazionale.gov.it, sono i giovani diplomati e laureati in possesso di competenze ed esperienze nei settori della ricerca, monitoraggio, analisi e contrasto della minaccia cibernetica. Particolarmente apprezzate, sono le capacità di analisi nel settore cyber con riferimento ai contesti geopolitici, ma anche conoscenze degli strumenti e delle tecniche relative al data mining, all’analisi del web, dei social media e competenze nell’analisi strutturata di ingenti quantità di dati su database complessi.

La pubblicazione è in linea con i più recenti compiti affidati all’intelligence italiana a tutela degli interessi strategici nazionali in campo politico, militare, economico, scientifico e industriale, nonché alla protezione del sistema Paese, con particolare riguardo alle infrastrutture critiche e alla protezione cibernetica e sicurezza informatica nazionali.

I curricula disponibili all’esito dell’attività di ricerca saranno sottoposti alle previste procedure selettive, articolate in un preliminare screening delle candidature arrivate attraverso l’apposito banner pubblicato sulla home page del sito istituzionale. Ed una seconda fase – suddivisa in preselettiva e selettiva – in cui vengono verificati i profili di professionalità, affidabilità e sicurezza dei candidati.

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Nuovi guai per Apple, dalla Francia arriva la denuncia per obsolescenza programmata

in Cyber/Economia da

I guai per Apple continuano. Questa volta é stata la Francia a mettere nel mirino la famosa azienda di Cupertino aprendo un’inchiesta per ‘obsolescenza programmata’ dei dispositivi perché, in particolare gli iPhone 6, subirebbero una riduzione programmata delle prestazioni e della propria durata. La Apple, infatti, è accusata di programmare i nuovi aggiornamenti del sistema operativo di IOS per rallentare i cellulari e convincere il consumatore a comprarne uno nuovo.

Solo poche settimane fa l’azienda fondata da Steve Jobs ha avuto a che fare con la giustizia in Usa, e dopo le scuse e gli sconti applicati sulle batterie adesso esiste un problema che va in parallelo.

Che cosa é l’obsolescenza programmata

L’azione legale questa volta è partita grazie a una denuncia fatta il 27 dicembre scorso dall’Associazione francese Halte. L’obsolescenza programmata é una pratica commerciale scorretta secondo cui i prodotti vengono costruiti con una data di scadenza in modo che le persone siano costrette a cambiarli. I consumatori parlano di una vera e propria truffa ai danni di milioni di clienti affezioni ai prodotti Apple.

In Francia é reato dal 2015

L’azienda di Cupertino ha ammesso di rallentare appositamente le batterie dei suoi dispositivi ma, ancora oggi, non si é espressa in merito alla denuncia partita dalla Francia. Nel paese, tra l’altro, è in vigore dal 2015 una legge che vieta la pratica dell’obsolescenza programmata tanto che i colpevoli rischiano 2 anni di galera e una multa pari al 5% delle vendite annuali.

Cyber, tutti i nostri pc sono a rischio intrusione

in Cyber/Difesa e Sicurezza Nazionale da

Notizie esplosive oggi dal mondo dei microprocessori. Credevate che le vulnerabilità dei sistemi operativi e delle applicazioni fossero un problema serio? Non sapevate ancora delle grosse vulnerabilità dei microprocessori rivelate oggi da Google Project Zero. Il cuore di ogni personal computer, computer di bordo di automobili, sistemi di difesa e intelligenza etc etc. è aperto ad attacchi. Queste falle  sono drammaticamente più gravi e molto più difficili da correggere a causa della profondità che si situa a livello del kernel, ovvero del microcodice che fa eseguire ai processori tutte le operazioni. E non esistono solo falle di sicurezza involontarie, come vedremo oltre.

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Bitcoin, crollo del 40%: scoppio di una bolla?

in Cyber/Economia da

a cura di Veronica Di Benedetto Montaccini

 

Dopo mesi di ascesa folle fino alla quotazione di 20mila dollari, la più famosa delle cripto-monete è adesso in caduta libera sotto i 12mila dollari, con perdite oltre il 40%. E’ la peggior settimana per i Bitcoin dal 2013. Ma si tratta della moneta del futuro o di una bolla speculativa?

La follia dei Bitcoin diventerà un incubo?

Ancora sconosciuta al grande pubblico, qualche anno fa questa moneta, che non è emessa dalle banche centrali come l’euro o il dollaro, ma creata da computer che utilizzano algoritmi complessi, ha visto una crescita virale tanto da farla arrivare a quotazioni altissime prima del tonfo della scorsa settimana. Il crack è dovuto alla bancarotta di una grande piattaforma sudcoreana, la sospensione di un’altra piattaforma negli Stati Uniti, tutto sullo sfondo del sospetto di manipolazione e insider trading.  Una brutta sorpresa per i fan, i truffatori e i risparmiatori di ogni tipo. Eppure l’evoluzione del Bitcoin li ha abituati a questo gioco sulle montagne russe. Lunedì, alle 21:30, ci sono voluti 12,452 dollari per ottenere un’unità di questa criptovaluta che sembrava vicina, solo dieci giorni fa, a toccare i 20.000 dollari.

Una brusca caduta, ma “per il momento, non c’è motivo di allarmarsi”, dice Antonella (nome di fantasia per tutelare l’identità della persona intervistata e appartenente al gruppo Bitcoin Italia Foundation), un’utilizzatrice di Bitcoin da quattro anni “per divertimento – racconta – Sono convinta che il corso normale tornerà presto”. Antonella vuole ancora credere a questo strumento che permette di “comprare e vendere dall’applicazione del cellulare quando si ha il desiderio, un po’ come per scommettere”.

Satoshi Nakamoto, l’uomo che ha creato questa criptovaluta nel 2008, è il 44esimo uomo più ricco della terra secondo Forbes. I Bitcoin stanno rivoluzionando l’economia globale, tanto che la Francia è pronta a portare la questione al tavolo del prossimo G20.

I timori delle autorità finanziarie

Per evitare ad Antonella e a molti altri detentori di Bitcoin una grande delusione, le autorità dei mercati finanziari europei hanno già dato l’allarme e sconsigliato di investire in criptovaluta. Tanto per proteggere il risparmiatore quanto per l’ansia di vedere apparire una moneta sulla quale non avrebbero alcun controllo.

 “Dobbiamo finire con questo romanticismo per i bitcoin, che alla fine si basano su un sistema informatico senza alcuna base!” spiega a OFCS.Report Jacques Favier, esperto e autore del libro francese tradotto in più lingue “Bitcoin, la moneta acefala”. “Non prevedo il futuro – continua Favier – ma il prezzo del Bitcoin sta cambiando troppo brutalmente. Correzioni molto severe hanno già avuto luogo. A gennaio 2014, i Bitcoin hanno registrato un declino grave e abbastanza lungo. Quando guardi la curva di questo periodo, da novembre 2013 a giugno 2015, era già in atto l’esplosione della bolla. Eppure, il corso è poi risalito. Quest’anno abbiamo osservato variazioni superiori al 30%, una buona mezza dozzina di volte. Ma fino ad ora, sono stati sistematicamente seguiti da fasi crescenti”.

I grandi nomi della finanza si dividono. Per il presidente del cda di UBS, Axel Weber, i Bitcoin non sono una “moneta reale” perché sono “instabili e non universalmente riconosciuti”. Dello stesso parere la presidente uscente della Fed, Janet Yellen, il governatore della Banca centrale danese, Lars Rohde, e il capo della Consob britannica, Andrew Bailey, che mettono in guardia sul pericolo di una “bolla speculativa”. D’altro canto, però, colossi come Ebay stanno “seriamente considerando” di inserire i Bitcoin tra i metodi di pagamento e in Giappone, dove le criptovalute sono da tempo legali, alcune società, come la Gmo Internet Group, hanno scelto di pagare in Bitcoin i propri dipendenti. Per localizzarli in tempo reale esistono anche delle App, come “Quibitcoin”.

Dopo gli alti e bassi del 2013, la caduta del Bitcoin dimostra che è più che mai necessario inquadrare il suo uso con una legge europea e considerarla come uno strumento finanziario come qualsiasi altro. Nel suo rapporto sulle valute virtuali, tuttavia, ha affermato di aver compreso l’innegabile attrattiva per la rivoluzione bitcoin. “Ricorda lo sviluppo delle carte di credito negli anni ’70 – ha scritto nel suo libro Jacques Favier – A quel tempo avevano provocato diffidenza diffusa tra gli esperti. Lo hanno visto come un dispositivo molto rischioso e senza speranza”.

Israele vieta l’uso dei Bitcoin

Ci sono Paesi che stanno ricorrendo ad azioni molto dure contro l’uso dei Bitcoin, ne è un esempio Israele. La Commissione di Sicurezza israeliana ha bandito l’uso delle criptovalute fino a quando non sarà maggiormente regolamentato. “Non ci saranno Bitcoin in Israele fino a quando non verranno fissate le regole” ha dichiarato la Commissione israeliana per la regolamentazione dei valori mobiliari. Il direttore di questa Autorità, Shmouel Hauser, lunedì scorso ha fatto sapere che questa proposta sarà discussa la prossima settimana in un incontro con i regolatori del mercato azionario. “Faremo in modo che le società che commerciano principalmente con valute virtuali non saranno in grado di commerciare nel mercato azionario di Tel Aviv”,  ha affermato Shmouel Hauser che ha inoltre spiegato che questa decisione è destinata a proteggere il pubblico in questo settore.

I rischi per chi investe in Bitcoin

Il Codacons sta preparando un esposto per truffa e truffa aggravata a 104 procure di tutta Italia. In base a quanto sostengono i consumatori nell’esposto, infatti, “il potere del piccolo risparmiatore nel determinare il prezzo sarebbe naturalmente zero in quanto sarebbero i trader sui mercati professionali a dettare le regole e io rischi sembrerebbero veramente molti”. Nell’esposto viene chiesto di “verificare e identificare coloro che hanno emesso i Bitcoin sul territorio nazionale e il sequestro di quei siti internet che promettono ai risparmiatori guadagni mirabolanti attraverso i Bitcoin, e l’intervento dell’Antitrust per sanzionare qualsiasi forma di pubblicità ingannevole”.

In che modo i proprietari di bitcoin possono recuperare la loro scommessa?

Ci sono solo tre modi per ottenere la moneta: “O li hai ‘estratti’- commenta l’esperto della criptovaluta Jaques Favier –  cioè auto-generati, ma è il caso di pochissime persone. O ti è stato addebitato un buono o un servizio Bitcoin. O, infine, li hai acquistati su una piattaforma. In tal caso, puoi rivenderli su questa stessa piattaforma o su un’altra”.

“L’attenzione mediatica di questi giorni sta attirando nel sistema molti investitori che acquistano Bitcoin solo pensando di arricchirsi – spiega ancora Jaques Favier – c’è il rischio, quindi, che queste stesse persone possano vendere in fretta i propri Bitcoin per assicurarsi un guadagno nel breve periodo, causando un panic sell che ne farebbe calare il valore. Insomma chi investe in questa moneta deve aspettarsi ciclicamente dei momenti di panico”.

Wannacry, Usa: “Corea del nord responsabile dell’attacco cyber”

in Cyber/Difesa e Sicurezza Nazionale/Relazioni Internazionali da

WannaCry, il ransomware che nel maggio scorso è riuscito ad infettare oltre 300mila computer in 150 Paesi, farebbe parte di una più ampia strategia di sabotaggio del web da parte della Corea del Nord.
E’ quanto affermano le autorità statunitensi secondo le quali gli hacker di Pyongyang, dietro l’ordine del regime nordcoreano, sarebbero riusciti a penetrare nella fitta rete informatica degli Usa e dei Paesi alleati,  nel tentativo di sabotare migliaia di computer. Tra le reti coinvolte, quelle direttamente connesse alle attività del servizio sanitario nazionale britannico della società americana FedEx, oltre che quelle legate a numerose società commerciali, ospedali e banche.

Insomma, un vero e proprio attacco informatico lanciato da Kim Jong-un che, oltre alla passione per il lancio di missili, avrebbe anche il pallino del web. Un’ipotesi che, sempre secondo gli Usa, troverebbe conferme importanti tra i ricercatori nel campo della sicurezza che hanno anche individuato il nome di chi avrebbe portato avanti l’attacco, ‘Lazarus Group’, direttamente al soldo della Corea del Nord. Il gruppo, inoltre, sarebbe responsabile anche del ‘buco’ a Sony Pictures Entertainment, avvenuto nel 2014, che causò la distruzione di numerosi file.

Al momento, però, oltre ai sospetti e alle accuse lanciate, dall’America fanno sapere che non ci sarebbe nessuna indagine ufficiale. Ma anche altri governi, come ad esempio quello britannico che subì un pesante attacco alla rete informatica di molti ospedali, sono convinti che Wannacry sia opera della Corea del Nord. Questo ransomware, che ricordiamo è un codice malevolo che cripta in modo silente i file presenti nei computer, probabilmente utilizza come vettore di attacco la solita mail di phishing ma poi, ed è qui la differenza sostanziale, si diffonde all’interno della rete aziendale come un worm.

Le aziende colpite hanno stimato il danno in miliardi di dollari e l’amministrazione americana, per bocca del consigliere per la sicurezza nazionale, Tom Bossert, ha annunciato di voler pubblicare in giornata una condanna formale del regime nordcoreano ritenendolo direttamente coinvolto nelle attività di cyber crime condotte dal collettivo di hacker Lazarus Group, sospettato di contiguità con il regime di Kim Yong Sun.

 

 

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