Ambasciatore russo: “Non siamo nemici, ma necessari per risolvere problemi globali”

“L’Italia è per noi è partner prioritario in Europa. Relazioni bilaterali esulano da rapporti personali”

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“Per una serie di cause l’economia mondiale sta vivendo una fase di lento ritmo di crescita. Fenomeni di crisi però, riguardano anche la concezione del mondo, le correnti religiose, politiche e sociali, le identità confessionali e nazionali. Si tratta di fenomeni caratteristici di molti paesi. È evidente che nessuno possiede la ricetta universale per combattere le patologie della civiltà contemporanea. La Russia, come reiteratamente dichiarato, è disponibile a partecipare alla discussione e a riflessioni più ampie sui processi in corso”.  Così l’ambasciatore russo in ItaliaSergey Razov, durante l’intervista concessa ad Ofcs.report, a proposito della crisi economica europea e mondiale.

A Gennaio in America si insedierà il nuovo presidente, Donald Trump che, ambirebbe ad un rapporto privilegiato con Putin. Lei prevede un cambiamento nei rapporti tra Russia e America?
“Auspico che ci sia un cambiamento in direzione positiva visto che negli ultimi tempi, purtroppo, le relazioni sono peggiorate fino a raggiungere un livello pericolosamente basso”.

Durante una riunione del Club Valdai, Piotr Dutkiewicz, direttore del Centro di pubblica amministrazione e politiche pubbliche presso la Carleton University, ha affermato che la politica estera della Russia sia un segnale forte di cambiamento per il mondo. Il “giudizio” mondiale resta, però, ancorato su forme importanti di diffidenza, mentre all’interno del paese le manovre sono considerate una naturale prosecuzione di quanto portato avanti negli anni. Quali sono i criteri che regolamentano i rapporti Russia-Italia e Russia-Europa?
“Questi principi sono stati ripetutamente ribaditi dai vertici del nostro Paese. A mio giudizio l’obiettivo principale è quello di un partenariato paritario, di rapporti cioè che non partano da una percezione della Russia come concorrente, rivale o tanto meno nemico, ma appunto come partner senza la cui costruttiva partecipazione sarebbe impossibile risolvere fondamentali problemi globali e regionali. Credo che la soluzione comune del problema nucleare iraniano o del disarmo chimico della Siria e molto altro siano la prova evidente dell’efficacia proprio di questo approccio. Per quanto riguarda la parità sarebbe utile abbandonare l’idea prevalente che qualcuno possa detenere il monopolio della verità e imporre il proprio sistema valoriale come l’unico possibile, rinunciando quindi ai tentativi di prevalere e dare lezioni agli altri. Ritengo che su queste basi potrebbero essere costruiti rapporti fattivi e reciprocamente vantaggiosi tra la Russia e i paesi occidentali”.

Era nota, in passato, la simpatia politica tra Putin e Berlusconi. Con Matteo Renzi alla Presidenza del Consiglio, come valuta il Cremlino le manovre politiche italiane per risanare il debito pubblico?
“Il presidente della Federazione Russa ha instaurato rapporti di buona amicizia con Berlusconi, con Prodi, con Renzi e con molte altre autorità del passato e del presente. L’Italia è per noi un partner prioritario in Europa. Le nostre relazioni bilaterali esulano dai rapporti personali e si basano su comunanza, consonanza o parallelismo dei fondamentali interessi nazionali dei nostri due paesi. Naturalmente, sono d’accordo con lei che buoni rapporti personali tra capi di Stato si riflettono positivamente sui contatti bilaterali, sulle loro intensità ed efficacia. In merito agli sforzi dell’attuale governo italiano per risanare il bilancio nazionale, devo dire che siamo interessati a che l’Italia raggiunga stabilità sociale ed economica. Ci auguriamo che possa avere successo la ricerca di una via d’uscita da una situazione economica non facile che peraltro non è limitata all’Italia, ma riguarda gli altri Paesi europei e minaccia di far vacillare l’equilibrio macroeconomico dell’organismo integrato della Ue. In questo contesto la Russia è interessata ad ampliare la collaborazione economica con l’Italia, anche grazie all’incremento degli investimenti in progetti promettenti sul territorio russo”.

Il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, ha annunciato l’invio di 140 uomini in Lettonia, a ridosso della Russia, con le forze Nato a guida del Canada. La vostra nazione non ha gradito questa manovra militare. Quali conseguenze potrà produrre tale decisione sui rapporti tra le due nazioni?
“E come reagirebbe l’Italia di fronte a un ipotetico incremento ai suoi confini di infrastrutture militari dislocate da un organismo i cui obiettivi, compiti e azioni concrete sarebbe difficile definire amichevoli? Al contempo comprendiamo che simili azioni sono dettate, prima di tutto, dalle esigenze della solidarietà euroatlantica e dalla disciplina di blocco. Mi riferisco alle decisioni assunte al recente summit Nato di Varsavia, ma è altrettanto chiaro che la dislocazione di un battaglione in Lettonia è dettata dagli interessi degli Stati europei orientali che continuano a favoleggiare di una presunta minaccia russa. Siamo sicuri che l’approccio sensato e responsabile dell’Italia sarebbe in grado di bilanciare le paranoie antirusse scatenate da alcuni Stati, sia all’interno dell’Alleanza sia a livello internazionale”.

Dalla Russia arriva circa il 30-35% del gas necessario a coprire il fabbisogno italiano. A Tarvisio giunge il gasdotto TAG (Trans Austria Gas Pipeline), ma le forniture sono state più volte messe in discussione dalle tensioni tra la Russia e l’Ucraina. Qual è lo scenario che si prospetta per i prossimi mesi, soprattutto in vista dell’inverno?
“L’Italia tradizionalmente importa dalla Russia grandi quantità di risorse energetiche. Non abbiamo mai dato adito ai partner italiani di dubitare della nostra affidabilità in qualità di fornitori né della solidità della nostra collaborazione. È naturale che il consumatore tenda a diversificare le fonti delle forniture che gli necessitano. Tuttavia, anche il venditore aspira ad avere maggiori opportunità di collocare le proprie merci sui mercati internazionali. Il vecchio gasdotto, ancora di epoca sovietica, che passa attraverso l’Ucraina, a causa della sua inaffidabilità tecnica e politica, ha bisogno di un’alternativa e il gasdotto «North Stream» ha già confermato nei fatti la sua efficacia. È in via di costruzione un secondo ramo. Com’è noto, la Russia e la Turchia nell’ottobre scorso hanno sottoscritto un accordo intergovernativo riguardante la ripresa della costruzione del gasdotto «South Stream» sul fondo del Mar Nero che in futuro potrebbe raggiungere il territorio della Ue a condizione che ci siano garanzie ufficiali sulla realizzazione del progetto. È emblematico il fatto che grandi compagnie italiane, quali “Eni”, “Saipem” e “Snam”, partecipino attivamente al processo negoziale multilaterale, i cui risultati dovrebbero garantire maggiore stabilità alle future forniture energetiche della Russia all’Europa, Italia compresa”.

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