Decreto sicurezza, la rivolta dei sindaci “perdenti”

Orlando da Palermo lancia la disobbedienza a Salvini

farmacia di turno

Il decreto sulla sicurezza continua a far discutere. Ad alcuni proprio non piace e quasi sempre questi sono gli “sconfitti” di sinistra. Oggi è la volta di alcuni sindaci d’Italia guidati, se così si può dire, dal primo cittadino di Palermo, Leoluca Orlando, che ha infatti dato l’avvio a una guerra sociale e politica. Con una nota al capo dell’ufficio anagrafe, Orlando ha chiesto di “approfondire tutti i profili giuridici ” che deriveranno dall’applicazione della norma. L’articolo della legge che più sta a cuore al sindaco palermitano è il 13 della legge 132 che stabilisce come il permesso di soggiorno rilasciato al richiedente asilo costituisca un documento di riconoscimento, ma non sarà abbastanza per avere la residenza. In questo modo i comuni non potranno più rilasciare, ai titolari di un permesso di soggiorno, la carta d’identità e i servizi.

“Si tratta di un provvedimento disumano criminogeno – ha dichiarato Orlando – Non posso essere complice di una violazione palese dei diritti umani, previsti dalla Costituzione, nei confronti di persone che sono legalmente presenti sul territorio nazionale”. Parole che hanno trovato pieno appoggio da altri sindaci come quello di Napoli, Luigi De Magistris, di Firenze, Dario Nardella, di Parma, Federico Pizzarotti, di Riace, Mimmo Lucano e dal presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti.

Salvini: “Incoerenza classica della sinistra”

Nomi importanti della scena politica, ma soprattutto sindaci di città grandi e spesso protagoniste di consistenti problemi con la sicurezza legati per lo più alla presenza di immigrati non in regola con la legge.
Non è tardata ad arrivare la risposta del ministro dell’Interno, nonché padre del decreto, Matteo Salvini,  il quale in una prima battuta ha pubblicato un post su Facebook con scritto: “Con tutti i problemi che ci sono a Palermo, il sindaco sinistro pensa a fare ‘disobbedienza‘ sugli immigrati. Incoerenza classica degli amici di sinistra: hanno applaudito il discorso di Sergio Mattarella per la fine dell’anno, che a me è peraltro molto piaciuto, e contestano un decreto firmato e promulgato dallo stesso Presidente della Repubblica”. Poi ha ricordato “a questi sindaci di sinistra che il decreto Sicurezza, una legge di buon senso e civiltà, è stato approvato da governo e Parlamento, e firmato dal Presidente della Repubblica. Prima dobbiamo pensare ai milioni di Italiani poveri e disoccupati, difendendoli dai troppi reati commessi da immigrati clandestini, poi salveremo anche il resto del mondo”.

Il decreto sicurezza è dunque un problema per la sinistra ma allo stesso tempo ispira tanta creatività. Se da un lato il segretario del Pd, Maurizio Martina, propone una raccolta firme per un referendum abrogativo, dall’altra nascono alleanze dove prima c’erano nemici come per il sindaco di Palermo e Gianfranco Miccichè. Se la possibile nuova alleanza tra i due siciliani non ha trascorsi così vicini, l’ultimo referendum voluto dal Pd, sotto la guida di Matteo Renzi è stato davvero un flop che ha fatto saltare qualche poltrona. Ma perché continuare? Insomma si sa, sbagliare è umano ma perseverare è diabolico.

L’opposizione, evidentemente, è attratta da polemiche sterili destinate a niente, visto che il decreto Sicurezza è in vigore ed è stato opera di un governo legittimamente riconosciuto. La domanda è: per quanto tempo Orlando, De Magistris & Co continueranno a fomentare la disobbedienza alle leggi vigenti? Questo è un braccio di ferro che non durerà molto anche perché il Ministro Salvini ha già dichiarato che se Orlando non rispetterà la legge non avrà l’aiuto dell’Esercito e, si sa, l’Esercito a Palermo sin dall’inizio dell’operazione ‘Vespri Siciliani’, ha un ruolo fondamentale.

 

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