Enrico Toti, a cento anni dalla morte un premio in sua memoria

Claudia Toti Lombardozzi perchè un premio Enrico Toti?  Ci sarà un unico evento in occasione del centenario della morte dell’eroe o ci saranno altre edizioni nei prossimi anni?
“I ragazzi hanno bisogno di modelli ai quali ispirarsi, così come io sin da piccola mi sono ispirata al mio prozio. Il 21 settembre a Porta Pia, con il mio team composto interamente da giovani, realizzerò insieme agli “Imprenditori di Sogni” un evento gratuito aperto alla città, durante il quale consegnerò il “Premio Enrico Toti” a personalità italiane eccellenti che si sono distinte negli ambiti che hanno caratterizzato la vita di Enrico Toti, ovvero: “Arte Militare”, “Ingegno e Inventiva”, “Relazioni Internazionali”, “Arte e Spettacolo”, “Editoria e Giornalismo”, “Viaggi ed Esplorazioni”, “Impegno coi giovani”, “Sport”. Per l’occasione si esibiranno quattro giovani cantanti liriche da me selezionate su bando pubblico vincitrici della “Borsa di Studio Enrico Toti”, che hanno avuto la possibilità di partecipare gratuitamente ad una Master Class tenuta da me insieme ai Maestri Stephen Kramer, Lorenzo Porzio, Alessandro Patalini e a Cecilia Gobbi, presidente dell’Associazione Tito Gobbi. A cento anni dalla sua morte ho istituito il premio ma ho intenzione di proseguire con questo progetto, di replicarlo di anno in anno, articolandolo e sviluppandolo. Noi artisti abbiamo il grande dono della comunicazione ed io sento il dovere di creare palcoscenici dove poter dare voce ai nostri valori e luce alla nostra storia, per incoraggiare la gente”.

Quale è la sua idea di Enrico Toti in quanto “uomo”, in quali delle sue virtù lei si riconosce?
“Molti conoscono Enrico Toti esclusivamente per il celebre gesto del lancio della stampella contro l’esercito nemico durante la prima guerra mondiale, atto che in realtà è stato solo l’acme di una vita vissuta interamente in maniera eroica. A ventisei anni Enrico Toti lavorava per le Ferrovie dello Stato e per un incidente sul lavoro perse la gamba sinistra. Qualunque ragazzo nel fiore degli anni si sarebbe scoraggiato in seguito ad una simile tragedia, invece lui trasformò questo incidente e questa sua menomazione, nella sua più grande forza. Inventò una speciale bicicletta che modificò lui stesso ed in sella alla quale decise di intraprendere il giro del mondo. È tutto raccontato nei suoi diari e nelle sue lettere, magistralmente raccolte da Angelo Pinci nel libro “Enrico Toti, iconografia di un eroe”, nel quale è possibile leggere la descrizione del suo viaggio in bicicletta, la sua tenacia nel pedalare, con una gamba sola, sulla neve, sfidando l’inverno. Partecipava a gare sportive gareggiando con atleti normodotati: nei primi del ‘900, infatti, non esistevano ancora le Paralimpiadi. Enrico Toti era un curioso, animato da una vorace fame di conoscenza e di scoperta; era oltretutto un artista, infatti per guadagnarsi da vivere si esibiva nei teatri in spericolate acrobazie in bicicletta ed era conosciuto e acclamato dalla folla, alla quale concedeva, all’occasione anche ritratti e caricature di suo pugno. Infine, quando scoppiò la Prima Guerra Mondiale, mosso dall’ideale dell’Italia Unita supplicò il Duca d’Aosta di potersi arruolare, gli fu concesso di combattere sul campo e, durante un attacco, come gesto estremo, andò in contro alla “morte gloriosa” lanciando la stampella che lo sorreggeva contro l’esercito nemico, così come è ricordato nelle iconografie. In epoche successive alla sua morte è stato indebitamente associato ad ideologie che in alcun modo gli sono appartenute. Io voglio restituire alla figura di Enrico Toti la sua vera identità di uomo eccelso e di eroe, per incoraggiare le persone a non abbattersi davanti alle difficoltà della vita e a reagire, a risollevare contemporaneamente anche il nostro Paese, la nostra Italia, che ha bisogno di noi. C’è bisogno che gli italiani si ricordino di chi ha donato la propria vita per il tricolore, degli artisti, dei letterati, dei musicisti, degli inventori, che hanno dato vita alla grande Bellezza italiana. Il mio impegno con l’Associazione “Enrico Toti” è proprio quello di promuovere la nostra Arte e la nostra Storia, sia in Italia che all’estero, operando anche attraverso la formazione delle nuove generazioni. Come il mio prozio  anch’io ho una personalità eclettica, per molti anni mi sono dedicata al canto lirico in qualità di soprano e oggi seguo dei giovani cantanti ai quali insegno e che promuovo nei miei eventi. Mi dedico al sociale attraverso l’arte e come imprenditrice m’impegno a valorizzare i brevetti di mio padre che è un inventore e che, tra le varie invenzioni, proprio come Enrico Toti, ha brevettato un sapone dermatologico che allevia sensibilmente le infiammazioni cutanee come dermatiti e psoriasi, il Tolof 41”.

L’ eroe per definizione è chi dà prova di straordinario coraggio e abnegazione e che si sacrifica per affermare un ideale.  Se Enrico Toti fosse tra noi oggi, non crede che faticherebbe a trasmettere virtù come “coraggio”, “abnegazione”, “sacrificio”, e ancora il concetto di “ideale” tra i giovani?
“Abbiamo consegnato ai giovani d’oggi un’epoca complessa, priva di riferimenti. L’Italia gode di un passato glorioso ma di un presente incerto. Si dice che il futuro “sia in mano ai giovani” ma se noi adulti, proprio grazie alla nostra esperienza e alla nostra maturità, non li incoraggiamo, non li sosteniamo, non prestiamo loro attenzione, come possono questi fiorire? Ce ne fossero anche di “coraggiosi”, di “volenterosi”, i loro sforzi andrebbero vanificati, si disperderebbero nella disattenzione e nell’approssimazione del tessuto sociale italiano logorato dalla crisi. I più temerari partono, vanno via, all’Estero, in cerca di fortuna. In prima persona cerco di individuare giovani talenti, di formarli, di creare progetti ad hoc che li promuovano. L’Associazione Enrico Toti infatti è partner ufficiale di “Imprenditori di Sogni” e il mio team è composto quasi interamente da giovani under 30. Ognuno dovrebbe assumersi le proprie responsabilità e agire in prima persona come può. Enrico Toti non si scoraggiò , fu lui stesso e la sua  grande generosità un esempio di valore. Chi agisce in tal modo, per me è un eroe del nostro tempo. Il “Premio Enrico Toti” lo consegnerò a quelle persone che  reputo eroiche o comunque straordinarie per la loro carriera. Agire in questo modo, andare contro tendenza, è una missione che richiede l’investimento della propria vita: questa per me è l’abnegazione, e più che di “sacrificio” parlerei di “offerta” della propria vita ad un’ideale. I giovani, e anche gli adulti e gli anziani, tutti, sono ancora pieni di sogni: vanno solo risvegliati. Credo che Enrico Toti si sarebbe impegnato in questo senso oggi: nel risveglio delle coscienze”.

La bicicletta  scelta come simbolo ha un suo significato oltre a ricordare il mezzo di trasporto utilizzato più di frequente e come sportivo da suo prozio?
“La bicicletta è stata la fedele compagna di viaggio di Enrico Toti durante tutta la sua vita ed in tutte le sue avventure, è stato lo strumento attraverso il quale ha potuto muoversi ed agire. Per questo ho scelto di riprendere questo simbolo nel logo del premio, anche perché i raggi della ruota suggeriscono l’immagine di un sole nascente benaugurale. La bicicletta di Enrico Toti è conservata tra l’altro proprio nel Museo Storico dei Bersaglieri situato nel complesso monumentale di Porta Pia dove celebreremo il “Premio Enrico Toti” il 21 settembre”.

 

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