Migranti, il caso Aquarius e la sinistra che tenta di dare fuoco alle polveri

Intanto un’altra Ong si prepara a “caricare” al largo della Libia

Mentre una sinistra allo sbando tenta di dare fuoco alle polveri nel tentativo di rompere l’alleanza di governo sulle problematiche connesse all’immigrazione clandestina, un’altra nave è al largo della Libia in attesa di imbarcare l’ennesimo carico umano da utilizzare in chiave destabilizzatrice.

Si tratta della Sea Watch 3, di proprietà di una Ong tedesca battente bandiera olandese che, nell’arco di poche ore, appena terminate le eventuali operazioni di trasbordo, proverà a recapitare il prezioso carico sulle nostre coste, nonostante il fermo divieto imposto dalle autorità.

Vizio congenito quello riproposto dalle fantomatiche Ong dirette dai soliti noti: io delinquo, tu reprimi, io ti accuso.

Il quadro è quello simile a tutte le entità che si propongono come forze riformiste o pseudorivoluzionarie, dai centri sociali agli anarchici, dai clandestini  fino ad arrivare alle Ong, le organizzazioni non governative che ritengono essere ispirate da ideali al di sopra di ogni sospetto senza tenere in debito conto la realtà del cittadino comune, stanco di vivere in un perenne stato di assedio da parte di chi dovrebbe mostrare almeno un po’ di riconoscenza.

Il caso della Aquarius, la nave oggetto della disputa di queste ore, ha finalmente proposto, da parte del governo, una visione della problematica legata all’immigrazione completamente nuova: il rispetto delle leggi. In parole estremamente semplici si potrebbe dire, “tu bussi alla mia porta, io non ti apro”. Un esempio lampante dei principi di democrazia e vivere civile che dovrebbero animare il nostro Paese. Detto così potrebbe essere chiaro anche ai falsi buonisti, che sui social network appaiono scandalizzati, indignati, offesi nell’amor proprio dalle iniziative di un esecutivo votato a larga maggioranza dagli italiani.

La vicenda è di per se surreale se non fosse che i soliti noti riescono a mettere in discussione anche le banalità. Ma ri-definiamo, in modo semplice, quali sono le basi del ragionamento. Un Paese sovrano deve difendere i propri confini da qualsiasi tentativo di ingresso illegale. Il richiedente asilo, ma in molti casi occorrerebbe chiamarlo “l’esigente asilo”, dovrebbe chiedere di essere ammesso all’interno dei confini. La risposta può essere negativa o positiva, a seconda delle esigenze della comunità stanziata sul territorio. Se ammesso a entrare entro i confini, accetta di adeguarsi alle leggi vigenti, alle consuetudini e alle tradizioni del Paese. Parrebbe un’ovvietà decretarne l’immediata espulsione nei casi in cui questa subordinazione non avvenisse, ma tant’è.

La solidarietà mostrata dalla Spagna, disposta ad accogliere la nave Aquarius, può essere considerato un piccolo gesto che, speriamo, sia l’inizio di un risveglio europeo nei confronti di una problematica che, in prima fila, ha da sempre visto come protagonista il nostro Paese.

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