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Preparava attentato con sostanze tossiche: arrestato palestinese

Piano congegnato dall’Isis in Siria

Aveva tentato di acquistare sul web sostanze tossiche come il Metomil, un potente topicida, con il probabile scopo di compiere un attentato. Per questo motivo un 38enne palestinese è stato arrestato questa mattina dalla Digos di Nuoro e Cagliari con l’intervento dei Nocs a Macomer.

L’uomo, identificato per al Haj Ahmad Amin, disoccupato con moglie e quattro figli, titolare di permesso di soggiorno e passaporto libanese, era da due mesi sotto la stretta sorveglianza degli investigatori. Tutto è nato da una segnalazione arrivata dal Libano a seguito di un attacco sventato il 27 settembre scorso. Le autorità libanesi, infatti, avevano tratto in arresto il cugino di Amin, un 27enne che, in Libano, aveva tentato di avvelenare una cisterna d’acqua utilizzata dai militari dello Stato mediorientale.

Il giovane aveva ammesso di avere legami con un membro della Isis in Siria, tale “Abu Jallad”, che lo aveva incaricato di “fabbricare esplosivi e di preparare veleno”, pianificando l’avvelenamento di uno dei serbatoi d’acqua con cui gli autocarri dell’esercito libanese riforniscono le caserme dell’esercito e, successivamente, un “avvelenamento di massa in un paese straniero” all’epoca non specificato, “durante un giorno festivo”. Stando alle informazioni che da Beirut sono state trasmesse a Roma, il 38enne avrebbe ricevuto l’incarico di compiere l’azione nel nostro Paese.

A questo punto non si tratterebbe più di un semplice lupo solitario, ma di un vero e proprio sicario affiliato all’Isis.

Obiettivo dell’uomo, tra le ipotesi investigative, l’avvelenamento degli impianti idrici di acqua potabile di una non specificata località dell’Isola ma, non si esclude un suo interesse anche per la vicina caserma  della brigata Sassari, sovente impiegata in numerose missioni all’estero.

È stato escluso, al momento, un coinvolgimento della moglie marocchina del rifugiato. Mentre sono al vaglio gli eventuali contatti intercorsi tra al Haj Ahmad e altri soggetti gravitanti nell’orbita islamista nella zona di Nuoro. Dalle indagini, però, è perso che l’uomo conduceva una vita ritirata: non usciva mai di casa e non aveva un lavoro. Un atteggiamento, spiegano gli investigatori, tenuto per tutto il periodo in cui è rimasto sotto osservazione.

Durante l’operazione, il centro della cittadina nuorese è stato completamente bloccato, con la creazione di un cordone di sicurezza per prevenire la fuga dell’indiziato. Il fermo dell’uomo è stato decretato con urgenza dalla Dda di Cagliari per sopravvenute necessità emergenziali, ritenendo che il soggetto potesse entrare in azione prima dell’intervento delle forze di polizia. Nei giorni precedenti, infatti, Amin aveva ritirato 5.700 euro dal suo conto corrente e cercava disperatamente il suo passaporto. Questi elementi, parte integrante dei rituali previsti per i miliziani pronti all’azione, come il pagamento in contanti dei debiti contratti, hanno indotto gli investigatori ad agire.

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