Sicurezza, Rapporto Unipolis: la furia della natura spaventa il Belpaese

Insicurezza globale, economica e criminalità: ecco le altre paure degli italiani

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Italia a “tinte grigie” quanto alla percezione della sicurezza. Dai temi ambientali alla criminalità, dall’immigrazione alle disuguaglianze sociali. Per gli italiani gli ultimi dieci anni non hanno segnato nessun cambio di passo nella percezione della sicurezza. E se il consuntivo si sposta sul rapporto di fiducia con l’Unione Europea il risultato è maggiormente negativo. È questa la fotografia che emerge dal “X Rapporto sulla sicurezza e l’insicurezza sociale in Italia ed Europa”, realizzato da Fondazione Unipolis con Demos&Pi e Osservatorio di Pavia, presentato a Roma lo scorso 28 febbraio. Un dossier che ricostruisce su base decennale paure e opinioni dei cittadini italiani ed europei.

A sessant’anni dall’avvio del processo di integrazione, non solo l’unità europea non si è realizzata, ma mai come in questa fase appare a rischio l’idea stessa di Europa. Analizzando nel dettaglio gli indicatori standard dell’Osservatorio emerge che l’indice di insicurezza globale, e con esso le paure che lo compongono, si conferma al primo posto con il 76% (77% nel 2016 e 74% nel 2007).

In particolare, a far sentire insicuri gli italiani sono “la distruzione dell’ambiente e della natura” (58%), “l’inquinamento” (55%), “la sicurezza dei cibi che mangiamo” (47%), “gli atti terroristici” (44%), “la globalizzazione” (39%) ed “essere vittima di disastri naturali” (38%). La paura per i disastri naturali (terremoti, frane e alluvioni), dopo le recenti tragedie che hanno colpito il Centro-Italia e l’Abruzzo, segna un incremento di 13 punti rispetto allo scorso anno.

Al secondo posto troviamo l’indice di insicurezza economica (63%), seguito da quella connesso alla criminalità che con il 41% occupa il terzo posto. Il 78% degli intervistati continua a ritenere che la criminalità in Italia sia cresciuta rispetto a cinque anni fa, tuttavia fa osservare 3 punti in meno del 2016 e 10 rispetto al 2007. A registrare un aumento della criminalità sono soprattutto le donne: 84% contro il 71% degli uomini. Sotto il profilo politico, la massima concentrazione di questo orientamento si osserva tra gli elettori della Lega Nord (91%).

A salire è anche “la paura dello straniero”. Il 39% degli italiani vede l’immigrato come un’insidia per l’ordine pubblico e la sicurezza delle persone, il 36% come minaccia per l’occupazione. Ma analizzando il fenomeno, gli indicatori sono cresciuti di circa 5 punti rispetto al 2016 e consegnano i valori più alti che si sono registrati dal 2007.

Crisi, lavoro e giovani. Un italiano su quattro ha in famiglia almeno una persona che ha perso il posto di lavoro nel corso dell’ultimo anno. A temere la disoccupazione sono soprattutto gli operai (46%) e coloro che risiedono nel Mezzogiorno (47%). La crisi economica pesa soprattutto sui giovani e sulle aspettative per il futuro. Per il 75% degli italiani i prossimi anni saranno caratterizzati da una situazione sociale ed economica peggiore rispetto a quella delle generazioni che li hanno preceduti.

Quanto al capitolo Europa, il dato che emerge dal Rapporto è il complessivo giudizio negativo che i cittadini europei hanno dell’Istituzione. Se alla fine degli anni 90, in Italia, il 73% dei cittadini dichiarava di riporre fiducia nell’Europa, tale dato si è ridotto a meno della metà, all’inizio del 2017 (34%). Medesima sfiducia in Francia dove l’europeismo, da fenomeno maggioritario (57%), è sceso abbondantemente sotto la soglia del 50% e coinvolge oggi poco più̀ di una persona su tre.

A riporre massima fiducia nell’Ue sono Polonia e Ungheria, dove l’indice di fiducia supera il 60%. La tesi critica maggiormente condivisa dai cittadini comunitari è l’idea che l’unità europea sia “un obiettivo giusto realizzato in modo sbagliato”. In sei casi su sette, il perimetro della “delusione” supera il 70%, con punte dell’82-83% in Italia e Germania. Persino il 58% dei cittadini britannici esprime il proprio rimpianto per una “diversa Europa”. In Francia, Italia e Spagna – confermando ancora una volta la criticità dell’area mediterranea – la componente di chi crede che, “nonostante i suoi difetti di oggi, il progetto dell’Ue sia ancora importante e debba essere rilanciato” non supera il 50%.

Non a caso a chiedere un ruolo più importante dell’Ue sul fronte dell’emergenza migranti sono proprio, nell’ordine, i cittadini italiani (51%), francesi (44%) e spagnoli (36%). A ritenere che gli accordi di Schengen debbano essere sospesi in modo permanente sono soprattutto i cittadini francesi (54%) e italiani (48%). Per quanto concerne l’effetto Brexit. Il 40% degli italiani è favorevole all’uscita dall’Unione (39%) e dall’euro (44%). Si tratta della posizione più critica, dopo quella espressa dai britannici.

@PiccininDaniele

 

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