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Terrorismo, palestinese arrestato a Macomer: tradito dalla moglie

La donna avrebbe rinvenuto le sostanze tossiche e nascosto il passaporto del compagno

Sarebbero state le conversazioni intercorse tra al Haj Ahmad Amin e la moglie, intercettate dagli investigatori, la chiave di volta per le indagini che hanno portato all’arresto del 38enne palestinese fermato a Macomer con l’accusa di appartenere all’Isis. In almeno un’occasione, infatti, la donna avrebbe rinvenuto nell’abitazione alcune confezioni di un potente insetticida inutilizzato, ma in possesso del marito e la cui presenza in casa poteva rappresentare un serio pericolo per i quattro figli della coppia. A seguito del rinvenimento della sostanza, altamente tossica, la donna avrebbe cominciato a sospettare delle reali intenzioni dell’uomo. Così ha nascosto il passaporto del marito e delle figlie bloccando il tentativo di espatrio di Ahmad Amin.

Sul conto dell’arrestato, intanto, sono emerse altre indiscrezioni. Tra queste, la partecipazione attiva al fallito avvelenamento dei serbatoi d’acqua dell’esercito libanese messo in atto in concorso con il cugino, successivamente arrestato dalle forze di sicurezza di Beirut e reo confesso di quanto imputatogli. Ma Ahmad Amin, rientrato in Italia, è rimasto in contatto con il cugino detenuto in libano e iniziando a interessarsi alle sostanze tossiche che sarebbero dovute servire per il fallito attentato in Medio Oriente. Secondo gli inquirenti, inoltre, si sarebbe documentato sulla produzione della ricina e sull’acquisto di altri prodotti nocivi. Il piano era di avvelenare con la polvere di ricina alcuni alimenti esposti durante un non meglio indicato evento pubblico in Sardegna. Ma, tra le possibilità paventate c’era anche l’avvelenamento della rete idrica isolana o quella della caserma della brigata Sassari con l’utilizzo di sostanze chimiche e cancerogene.

Secondo gli investigatori, il compimento di un’azione in Sardegna, oltre che a seminare il terrore, secondo i dettami dell’Isis a cui l’uomo sembrerebbe legato, sarebbe valso a dimostrare che “nessun luogo è sicuro”.  L’arrestato è rinchiuso nel carcere Badu ‘e Carros di Nuoro in attesa dell’interrogatorio a cui sarà sottoposto dal gip Lucia Muscas nelle prossime ore.

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