Manhattan: cronaca di un attentato come altri

L’Isis esporta in America una tattica già sperimentata in Europa

Alle 15.05, ora locale, a pochi passi dal memorial del World Trade Center di New York, si è consumata l’ennesima strage della jihad infinita. Un immigrato uzbeko, Sayfullo Saipov, dopo avere noleggiato dalla società Home Depot un pick up, ha imboccato contromano la Hudson River Greenway, una pista ciclabile, percorrendola a folle velocità per quasi 1 chilometro scagliandosi contro ciclisti e passanti, uccidendone 8 e ferendone 15, prima di terminare la corsa contro uno scuolabus del liceo Stuyvesant. Tra le persone rimaste ferite anche il conducente del pullmino e due studenti che erano sullo scuolabus che stava riportando a casa i ragazzi a casa.

Dopo lo schianto con lo scuolabus, l’attentatore è sceso dal pick up armato di una pistola paintball e 1 spara-chiodi e, urlando lo slogan “Allahu akbar” ha tentato la fuga correndo tra le auto bloccate nell’ingorgo creatosi, ma dopo alcuni metri è stato fermato da un agente che è stato costretto a sparare contro l’uomo, ferendolo all’addome.

Identificato come Sayfullo Habibullaevic Saipov, nato in Uzbekistan nel febbraio 1988 e residente a Patterson nel New Jersey dove il 29enne ha noleggiato il pick-up usato come ariete, l’autore dell’attentato aveva prestato giuramento di fedeltà all’Isis scrivendo un biglietto rinvenuto sul sedile passeggero del mezzo, con allegata la foto della bandiera del gruppo terroristico. Attualmente si trova ricoverato e piantonato in ospedale dove è stato sottoposto a operazione per la riduzione della ferita riportata.

L’uomo, dal 2010 residente negli States grazie a una green card, un permesso di soggiorno a tempo indeterminato, è autista di taxi per la società Uber, aveva una patente rilasciata a Tampa, in Florida, ma viveva stabilmente nel New Jersey con la moglie e i tre figli.

L’Isis esulta sul web

Anche in assenza del solito post diffuso da Amaq agency per conto dell’Isis, i seguaci di al Baghdadi hanno comunque inteso inneggiare all’attentato di Manhattan con messaggi diffusi su piattaforme dei social network corredati da fotomontaggi e ironie connesse ai festeggiamenti per Halloween.

“Felice orrore” è il messaggio prediletto indirizzato agli americani in alternativa al “Trick-or-treat”, dolcetto o scherzetto, frase utilizzata candidamente dai giovanissimi per festeggiare  Halloween, che i jihadisti del web postano, invece, come ulteriore sberleffo diretto all’Occidente. Riferimenti anche al recente attentato negli States, con la frase “prima Las Vegas, poi Manhattan”.

 

Ha contribuito a inquietare, e non poco, la foto scattata nell’agosto scorso da presunti militanti dell’Isis che ritrae in primo piano lo schermo di un cellulare con una bandiera del Daesh e, sullo sfondo, lo skyline di Manhattan, a un chilometro circa dal teatro della tragedia del 31 ottobre. Il fotogramma è stato postato da Site, l’agenzia di monitoraggio del web dedicata al cyber terrorismo.

 

I precedenti in Europa

Il modus operandi dell’attentatore di Manhattan è cronaca già vissuta in tempi recenti soprattutto in Europa. Dal luglio 2016 gli attentati compiuti con l’utilizzo di veicoli usati come arieti hanno rappresentato un’insidia costante con la quale l’Isis e i suoi seguaci hanno continuato a terrorizzare il vecchio Continente. La tattica è stata ampiamente pubblicizzata sia nei manuali per la jihad sia anche con la pubblicazione nelle riviste edite dal Daesh, come Rumiya, dove con dovizia di particolari vengono illustrate le modalità esecutive.

2016 – 14 luglio: a Nizza, Mohamed Lahouaiej Bouhel, tunisino asseritamente membro dell’Isis, a bordo di un camion preso a noleggio percorre a folle velocità la Promenade des Anglais investendo la folla assiepata per assistere a uno spettacolo di fuochi di artificio in occasione della festa nazionale francese per la presa della Bastiglia. Riesce a uccidere 86 persone, tra cui 6 italiani, e ferirne oltre 300 prima di essere neutralizzato dalla polizia.

19 dicembre: a Berlino, il tunisino Anis Amri ruba un camion uccidendo l’autista e con il veicolo travoge la folla a un mercatino natalizio alla Breitscheidplatz. Uccide 12 persone, tra cui un’italiana, e ne ferisce altre 56 riuscendo a fuggire. Tre giorni dopo viene individuato e ucciso dalla polizia italiana durante un controllo a Sesto San Giovanni.

2017 – 22 marzo: a Londra, Khalid Masood, 52enne di origini pakistane, alla guida della sua auto investe i passanti sul Westminster Bridge, finendo la sua corsa contro una cancellata del Parlamento inglese. Sceso dall’auto uccide con una coltellata alla testa un agente di polizia disarmato, prima di essere eliminato.

7 aprile: a Stoccolma, Rakhmat Akilov, 39enne uzbeko,  viene arrestato dopo avere investito e ucciso 5 persone mentre era alla guida di un camion entrato nell’area pedonale di Drottninggattan.

3 giugno: a Londra, tre terroristi a bordo di un furgone investono i passanti sul London bridge per poi schiantarsi contro il “Barrowboy and Banker Pub”. I tre uomini, usciti dalla vettura, accoltellano alcuni passanti nella zona del Borough Market prima di essere neutralizzati dalla polizia. Il bilancio è di 8 morti e 48 feriti. Gli attentatori vengono identificati per Khuram Butt, 27enne pakistano, Rachid Redouane, 30enne di origine libico-marocchina e Youssef Zaghba, un italo-marocchino di 22 anni.

17 agosto – A Barcellona, il marocchino 22enne Younes Abouyaaqoub alla guida di un furgone travolge la folla sulle Ramblas uccidendo 13 persone e ferendone 130, dopo una caccia all’uomo della polizia catalana, viene ucciso il successivo 21 agosto.

I precedenti in America

Dopo gli attentati dell’11/9/2001, il terrorismo di matrice islamista, per un certo periodo, parve perdere interesse per gli obiettivi strettamente statunitensi sul territorio americano.

La sensazione è che le grandi organizzazioni jihadiste si vollero concentrare in modo particolare al Continente europeo, con la ovvia eccezione delle zone di guerra dichiarata, sparse dall’Afghanistan alla Siria all’Iraq e alla Libia.

Ma già dal 2013 questa tendenza è andata affievolendosi e, improvvisamente, con l’attentato di Boston del 15 aprile 2013, gli Usa ritornarono ad essere terra di jihad.

L’attacco contro la maratona di Boston, perpetrato con 2 bombe artigianali innescate in simultanea, provocò la morte di 3 persone e il ferimento di altre 264. I responsabili vennero individuati nei 2 fratelli Carnaev, di origini cecene, uno dei quali, Tamerlan, viene ucciso durante una sparatoria presso l’università di Cambridge mentre l’altro, Dzhokhar Tsarnaev, verrà catturato, processato e condannato a morte.

Due anni dopo, il 3 maggio 2015, altri due uomini aprono il fuoco a Dallas, in un centro che ospita un concorso sulle caricature di Maometto al quale è invitato il deputato olandese Geert Wilders, vengono entrambi uccisi da un addetto alla sicurezza che rimane ferito.

Il 2 dicembre successivo a San Bernardino, una coppia armata apre il fuoco in un centro per disabili durante una festa. La sparatoria causa 14 vittime mentre i 2 attentatori vengono uccisi dalla polizia.

Il successivo 16 luglio, a Chattanooga, nel Tennessee, Mohammad Youssef Abdulazeez, un kuwaitiano naturalizzato americano, attacca un centro di reclutamento dell’esercito uccidendo cinque militari, prima di essere neutralizzato dalla polizia.

Quasi un anno dopo, l’11 giugno 2016, a Orlando, Omar Mateen, un 29enne, entra in un locale per gay e apre il fuoco uccidendo 49 persone e ferendone 58. Viene ucciso nel conflitto a fuoco che scaturisce con la polizia.

Il 1 ottobre 2017 ha luogo la più grande strage perpetrata con armi da fuoco nella storia degli Usa. A Las Vegas, durante un concerto, un uomo appostato ai piani alti di un hotel apre il fuoco sulla folla causando 58 morti e 489 feriti. L’uomo viene identificato come Stephen Paddock, 64enne americano che, dopo la sparatoria, viene rinvenuto cadavere.

 

Articoli suggeriti