ANALISI. Sudan: aspetti economici e di sicurezza

a cura di Walter Rotonda e Luca Ciccotti

La Repubblica del Sudan, la cui capitale è Karthoum, è un’ex colonia anglo-egiziana, indipendente dal 1 gennaio 1956, che confina con l’Egitto, la Libia, il Ciad, la Repubblica Centro Africana, il Sud Sudan, l’Etiopia, l’Eritrea e il Mar Rosso.

Il Sudan, caratterizzato da un’eterogenea componente culturale, economica e religiosa, laico al Sud ed islamico al Nord, non aderì al Commonwealth, entrando a far parte della Lega Araba dal 1956.

La religione musulmana, praticata dal 70% della popolazione, è diffusa nel Sudan settentrionale e centrale, mentre, nella parte meridionale, dove iniziò l’attività missionaria cristiana in epoca coloniale, si praticano culti animisti (25%) ed è presente una minoranza cattolica (5%). La complessità etnica, linguistica e religiosa del Sudan si combina con una popolazione giovane e in forte crescita, che all’inizio del 2018, ha raggiunto circa 41 milioni di abitanti.

Le lingue ufficiali sono l’arabo e l’inglese, ma vengono parlati anche idiomi camitici, nilotici e sudanesi.

Il sistema scolastico è improntato al modello islamico e fondato sull’arabo.

Nel luglio 2005, il Governo di Khartoum ha emanato una costituzione provvisoria nella quale le vecchie province sono state raggruppate in 18 Stati, con un Presidente e un Parlamento bicamerale.

Il potere centrale è stato ripetutamente messo in discussione dalle periferie e in particolare dalle province meridionali, che, durante il periodo coloniale, furono amministrate separatamente dagli inglesi portando, nel 2011, alla separazione e, successivamente, all’istituzione dello Stato del Sud Sudan.

Nel settembre 2012, i governi di Khartoum, capitale del Sudan, e Juba, capitale del Sud Sudan, hanno firmato ad Addis Abeba otto accordi di pace che hanno permesso il ritiro delle truppe dalla zona di confine, escludendo le questioni concernenti lo status di Abyei e le crisi in Sud Kordofan e nel Nilo Azzurro.

Infrastrutture

Il Sudan è carente di una propria industria di base e le principali attività riguardano la trasformazione dei prodotti agricoli locali.

I progetti nel settore dell’energia e delle telecomunicazioni sono guidati da imprese straniere che forniscono i finanziamenti, le capacità e l’esperienza.

Per ciò che concerne le infrastrutture dei trasporti, nel Paese sono presenti gli aeroporti internazionali di Khartoum e di Port Sudan, dove, inoltre, è presente l’unico porto che si affaccia sul Mar Rosso. Le compagnie aeree commerciali che operano in Sudan, però, non rispondono agli standard internazionali di sicurezza.

La rete ferroviaria è di circa 5500 km, i corsi d’acqua navigabili si stendono per circa 4000 km e si sviluppano principalmente sul Nilo Bianco.

Sicurezza

Le profonde differenze tra le etnie di ceppo arabo-islamiche nel nord del Paese e le tribù presenti nei territori meridionali, di discendenza autoctona e di religione animista ed in parte cristiana, sono le cause della secessione del Sud Sudan dal Sudan.

Nella regione del Darfur, negli Stati del Sud Kordofan, del Nilo Azzurro, territori al confine, nonostante siano cessati i conflitti, permane una situazione di instabilità.

L’area di Abyei, oggetto di apposito negoziato, risulta essere ancora ad alto rischio.

L’instabilità causata dai predetti conflitti coinvolge i territori confinanti e, principalmente, la zona desertica della Libia, caratterizzata da una assenza di controlli di sicurezza.

I flussi migratori

L’immigrazione dall’Africa verso l’Europa, secondo alcuni studi effettuati dall’OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro) e dall’ONU, potrebbe cambiare nei prossimi anni, coinvolgendo maggiormente le popolazioni dei paesi del centro e del sud dell’Africa.

Le principali rotte seguite dai flussi migratori sono quella italiana, che accoglie i profughi provenienti dalla Tunisia, Libia, Egitto, Turchia e Grecia e quella balcanica, che dalla Grecia passa attraverso Macedonia e Serbia per raggiungere l’Ungheria.

Il Sudan è stato un paese di destinazione per i rifugiati provenienti dai paesi limitrofi, in particolare, Etiopia, Eritrea, Ciad, Repubblica Centrafricana e Sud Sudan.

Al fine di contenere la tratta di esseri umani. il Governo ha istituito un consiglio nazionale e ha redatto un piano d’azione nazionale. La Commissione Europea, come stabilito dal “Piano d’Azione” discusso a Malta, sosterrà il Sudan per il controllo dei flussi migratori provenienti dal Corno d’Africa.

Aspetti economici

Il Paese ha una posizione economicamente strategica trovandosi al crocevia dell’Africa sub-sahariana e del Medio Oriente.

L’economia e il bilancio del Sudan dipendono, in larga parte, dalle fluttuazioni dei prezzi del petrolio.

I settori industriali maggiormente sviluppati sono: il settore tessile, la produzione di oli alimentari e la raffinazione del petrolio.

Con la secessione del Sud Sudan, quarto produttore di petrolio più importante nel continente africano dopo Nigeria, Angola e Algeria, il Sudan ha perso il 75% delle riserve di petrolio, riducendo notevolmente le entrate fiscali.

Nel 1999 è entrato in funzione l’oleodotto più lungo dell’Africa, che collega Heglil al Mar Rosso.

I principali partner per l’importazione e l’esportazione sono la Cina, l’Arabia Saudita, l’India, l’Egitto, il Giappone, l’Indonesia e la Corea del Sud.

La Cina, attraverso il suo principale investimento, la “nuova Via della seta”, prevede che il 50% degli investimenti siano diretti in Africa.

Nonostante il Sudan ha legami politico-economici con il mondo arabo e con i Paesi islamici, intrattiene rapporti con i suoi principali vicini africani.

La Banca Centrale del Sudan gestisce la politica monetaria attraverso l’emissione di certificati finanziari, stabilisce la riserva e il tasso di cambio.

Tuttavia, l’alta circolazione del denaro al di fuori dei canali ufficiali riduce l’efficacia della politica monetaria.

I rapporti economici del Sudan con i mercati esteri sono condizionati dalla ridotta trasparenza del sistema bancario e dalle difficoltà ad effettuare e ricevere pagamenti internazionali.

A seguito della rimozione delle sanzioni applicate dagli USA, il Sudan e l’Arabia Saudita hanno stipulato un accordo che ristabilisce le transazioni bancarie tra i due Paesi. L’accordo è stato raggiunto dopo una serie di incontri avviati tra il Governatore della Banca Centrale sudanese ed il Governatore dell’Autorità Monetaria saudita (SAMA).

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