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Rifiuti elettronici, in pochi conoscono rischi per la salute

La legge per il corretto smaltimento c’è, ma solo 13 persone su 100 ne sono al corrente

Torino come cartina tornasole del Paese nella scarsa conoscenza dei Raee, rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche. Ben il 37% dei cittadini del comune sabaudo non conosce affatto questa tipologia di rifiuti, molto pericolosi per l’ambiente, a fronte di una media nazionale del 42%. Solo il 13% sa di cosa si sta parlando mentre la metà conosce la materia solo superficialmente.

È quanto emerge dall’indagine di Ipsos Italia per Ecodom e Cittadinanzattiva sui comportamenti degli italiani nella gestione dei RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche), i cui dati sono stati presentati durante il seminario “Gli Italiani e i RAEE: dall’uno contro uno all’uno contro zero”, tenutosi presso la Casa dell’Ambiente a Torino.

Quasi per la metà degli intervistati dei cittadini torinesi, il livello di pericolosità scaturito dall’abbandono di questi rifiuti per la salute e per l’ambiente è elevatissimo. Un dato in crescita che fotografa come tra chi è più sensibile all’argomento aumenti la percezione del rischio sicurezza. Le ricadute sono sul suolo, sull’aria e sull’acqua – ha risposto l’85% del campione – mentre le preoccupazioni maggiori sono da addebitare alla presenza di sostanze inquinanti contenute in alcuni componenti (51%) e al fatto che gli apparecchi elettronici non siano biodegradabili (60%).

I Raee rappresentano, infatti, la categoria di rifiuti in più rapido aumento a livello globale con un tasso di crescita del 3-5% annuo, tre volte superiore ai rifiuti normali. Secondo l’Onu sono tra i 20 e i 50 milioni le tonnellate di rifiuti di alta tecnologia nel mondo. Nel nostro paese nell’ultimo anno la quantità di materiale raccolto è aumentata del 14% rispetto a quello precedente – come si legge nel 9° rapporto sui Raee del Centro coordinamento Raee – ma quello che preoccupa maggiormente gli addetti ai lavori e gli esperti del settore è il commercio illegale di rifiuti e la pratica dell’abbandono, ancora persistente in alcune regioni. Frigoriferi, condizionatori, congelatori, televisori, monitor e computer, se depositati per lungo tempo, possono compromettere lo stato del suolo o dell’aria o ancora provocare danni alla salute. Specie se non vengono smaltiti correttamente, sia all’interno degli impianti di incenerimento per la termodistruzione, che all’esterno nei roghi tossici abusivi.

Un altro dato rilevante emerso dall’indagine Ipsos è la scarsa conoscenza del cosiddetto decreto “uno contro zero”, che da giugno 2010 obbliga i venditori di prodotti elettrici ed elettronici al ritiro gratuito dell’apparecchiatura dismessa, a fronte dell’acquisto di un nuovo prodotto equivalente. Un provvedimento cui ha fatto seguito nell’aprile del 2016 il nuovo decreto “uno contro zero”, che stabilisce la consegna gratuita dei Raee di piccole dimensioni (inferiori a 25 cm) nei negozi più grandi ma senza alcun obbligo di acquisto da parte del cittadino. Su questo aspetto normativo, Torino guida la classifica in segno positivo con il 32% delle persone che sono al corrente di questa modalità di dismissione contro il 43% che ne è ancora all’oscuro. A livello nazionale la media è del 30% per chi dichiara di conoscere questo tipo di smaltimento mentre il 44% afferma di non conoscerlo ancora. Chi ha usufruito del servizio è stato il 42% degli intervistati (in media 2,6 volte) su tutto il territorio nazionale.

Va registrato, inoltre, un aumento della consapevolezza rispetto alle responsabilità dei cittadini stessi, rispetto agli scarsi risultati ottenuti nella raccolta dei Raee. Ben il 35% riconosce i propri errori, chiamando in causa le amministrazioni pubbliche nel 30% dei casi (in calo del 9% rispetto al 2011) mentre nelle Isole la quota arriva al 37%. Responsabilità che gravano anche sul canale distributivo (13%), seguito dai produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche (11%).

@GargaDani

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