Terra dei Fuochi, al via lo screening sanitario “dal basso”

Il progetto “Veritas”: individuare i veleni presenti nel sangue dei cittadini

farmacia di turno

“Noi non ci sostituiamo allo Stato o alle Asl e non siamo alla ricerca di cure. Stiamo solo cercando delle risposte per capire come mai in questa terra muoiano così tanti bambini di tumore”. Enzo Tosti è il portavoce della “Rete di cittadinanza e comunità”, che comprende 28 associazioni della Terra dei Fuochi, attive nei territori tra la provincia di Napoli nord e il basso Casertano. Enzo, insieme agli uomini e donne che animano le associazioni, hanno dato vita al progetto “Veritas”: un’iniziativa civica nata dal basso per raccogliere e analizzare, attraverso dei test tossicologici, il sangue dei cittadini della Terra dei Fuochi e verificare la presenza o meno di sostanze nocive all’interno.

Medici volontari presenti sul territorio si sono uniti per prelevare i campioni di sangue che saranno poi analizzati dall’oncologo Antonio Giordano, direttore dello Sbarro Institute for Cancer Research and Molecular Medicine di Philadelphia. Il professor Giordano è il coordinatore del comitato scientifico del progetto “Veritas” e fornirà il suo contributo a titolo gratuito. Anche per finanziare la prima fase di analisi, presso laboratori locali, è in corso una campagna di crowdfunding per raccogliere fondi utili alla realizzazione dell’intero programma.

“Il primo obiettivo è comprendere quali veleni sono presenti nel sangue, come diossine, policloro-bifenili, metalli e furani, per realizzare una mappatura delle tossicità e sdoganare una volta per tutte la presunta incidenza dello stile di vita nei morti della Terra dei Fuochi”, spiega a Ofcs Report Enzo Tosti da Casalnuovo, uno dei centri più colpiti dalle patologie riconducibili all’inquinamento dell’aria e delle acque, anche lui affetto da una malattia contratta nella sua terra.

“Ho scoperto nel 2012 di avere una leucemia linfatica perché nel mio sangue sono ancora presenti 5 tipi di policloro-bifenili, sostanze compatibili con quelle prodotte in passato dallo stabilimento Caffaro di Brescia – la cui messa in sicurezza della falda e la bonifica del suolo sono ancora in corso (n.d.r.) – e io non ho mai lavorato in una industria chimica”, afferma Enzo. I policloruri sono considerati Pop, inquinanti organici persistenti, e vengono usati nell’industria elettrica e chimica come additivi per le vernici e la plastica. L’Organizzazione mondiale per la sanità (Oms) li ha inseriti nella lista delle 115 sostanze considerate cancerogene o scatenanti leucemie.

Il progetto “Veritas” vuole generare un circolo virtuoso tale da indurre la Regione a includere i test tossicologici nei Lea, i livelli essenziali di assistenza, specialmente nelle zone dove c’è già un dichiarato e accertato danno ambientale. “Se è vero che viviamo in un territorio pesantemente colpito dall’inquinamento – riprende Tosti – allora la nostra azione deve portare non solo a una prevenzione secondaria con i test tossicologici ma anche primaria da parte delle istituzioni attraverso le bonifiche”.

Sono passati due anni dall’approvazione della legge numero 6 del 2014, quella che disciplina le attività di bonifiche nella Terra dei Fuochi. Il dispositivo ha introdotto, tra le tante misure, il reato di combustione per quei rifiuti sversati nelle aree non adibite a discariche, il finanziamento da 50 milioni l’anno per lo screening sanitario nel biennio 2014-2015 e il sequestro, con la successiva bonifica, di tutti quei territori teatro di illeciti ambientali. A queste ingenti risorse si sommavano quelle destinate alla Campania nel vecchio piano cofinanziato dall’Unione Europea: stanziamenti rimasti per lo più inutilizzati.

A oggi molti siti dovrebbero già essere stati messi in sicurezza mentre sarebbero ancora numerosi – come denunciato da attivisti e comitati locali – gli scavi da realizzare o da terminare per la bonifica delle zone inquinate. Una richiesta che si è rinnovata di recente per bocca dei genitori delle piccole vittime della Terra dei Fuochi durante il sit-in della scorsa settimana davanti alla prefettura di Napoli. “Nessuno è detentore della verità, ma dire che il problema riguarda lo stile di vita quando un bambino di sei mesi muore è una evidente non verità”, conclude Enzo Tosti.

@GargaDani

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