Case popolari: in Italia ne hanno bisogno 1 milione e 708mila famiglie

Ma il patrimonio Erp gestito dallo Stato ammonta a circa 850.000 abitazioni, con turn over molto bassi

Un milione e 619 mila le famiglie in Italia versano in condizioni di povertà assoluta, mentre un milione e 708 mila famiglie hanno bisogno di una casa. I dati sono stati presentati al convegno che si è svolto a Roma e promosso da Federcasa e Nomisma sull’attività di mediazione sociale e la sua funzione cruciale per un’efficiente gestione del patrimonio abitativo. L’importanza, quindi, di avere a disposizione dei mediatori culturali che possano fare da veri e propri tramite con gli inquilini, vista anche la presenza di stranieri che si aggira intorno al 35%.

Secondo Nomisma, inoltre, le famiglie con 5 o più componenti sono quelle più esposte alla povertà (43,7%). Al dato di povertà assoluta si va a sommare il 30% della componente della popolazione a rischio povertà o esclusione sociale.

Le politiche abitative

Sul fronte delle politiche abitative l’aiuto alle famiglie disagiate, seppure presente, non è sufficiente. Dai dati presentati è emerso che un milione e 708 mila famiglie hanno bisogno di un aiuto per la locazione, ma al momento il patrimonio Erp gestito dallo Stato ammonta a circa 850.000 abitazioni, con tassi di turn over molto bassi.

L’analisi e la mediazione sociale

Lo studio portato avanti da Nomisma ha visto coinvolte 56 Aziende Casa, meglio conosciute come Ater, per un totale di 688mila unità immobiliari. Questo ha dimostrato che le attività di mediazione sociale ( sportello di utenza, presenza operatori in loco, ecc) non sono omogenei nel territorio italiano. Anche in questo caso è emersa una differenza tra nord e sud Italia. Il 50% delle Aziende, infatti, dichiara di svolgere la mediazione sociale e questo avviene soprattutto al nord. Ma, anche nei luoghi dove viene operata, è fatta su richiesta ( 59%) e non strutturata come da prassi.

Delle 29 Aziende Casa che hanno dichiarato di svolgere attività di mediazione sociale,  soltanto 13 le svolgono in modo permanente. Parliamo di presenza di un coordinatore delle attività, della formazione degli operatori, dell’applicazione di strumenti di monitoraggio del servizio e della collaborazione con rete di soggetti locali. 

La gestione sociale dell’edilizia pubblica sarebbe quindi il punto cardine su cui far perno per far funzionare il sistema in toto. Durante il convegno, inoltre, è stato evidenziato come “risolti questi problemi si risolverebbero pure le problematiche di gestione degli immobili pubblici come la prevenzione della morosità, contenere i costi di gestione, mantenere un buon stato conservativo dell’edificio e ridurre lo stock sfitto”.

Il punto di vista di Federcasa

Secondo Federcasa serve una maggiore integrazione con le politiche socio-sanitarie, dell’educazione e della sicurezza, potenziamento della rete con il privato sociale e una nuova organizzazione aziendale.
La riflessione è indirizzata ad un cambiamento attraverso la sperimentazione di modelli gestionali e organizzativi e per questo sono richiesti degli strumenti che possano agevolare la modernizzazione.

“Federcasa è impegnata a costruire, con i fatti, proposte ai propri associati, per migliorare gli aspetti gestionali dell’edilizia sociale italiana”, ha dichiarato il presidente Luca Talluri.

“Dobbiamo essere consapevoli – ha continuato – che la storia infrastrutturale dell’edilizia sociale italiana ha necessità prioritaria di essere affiancata da nuove forme di gestione della persona e dei nuclei familiari. La sfida è la coesione sociale, la convivenza e la lotta alle marginalità, partendo proprio dalle attenzioni per i cosiddetti esclusi”.

 

 

 

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