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Taser, al via l’uso in 12 città italiane

Al Viminale si lavora per estendere l’utilizzo anche alle polizie locali

Al via l’uso del Taser, la pistola a impulsi elettrici data in dotazione alle forze dell’ordine, in 12 città italiane. Milano, Padova, Torino, Reggio Emilia, Genova, Bologna, Firenze, Caserta, Napoli, Brindisi, Palermo e Catania sono i primi centri che per un mese avranno i Taser in prova.

Come di consueto non sono mancate le polemiche, ma dopo il via libera del 4 luglio da parte del ministro dell’Interno, Matteo Salvini, sono partiti corsi di formazione ai poligoni e nelle aule per carabinieri e polizia. Il Taser, usato da molto tempo negli Usa, non ha raccolto però solo critiche.
Sembra infatti che questa sperimentazione sia richiesta anche in altre città e paesi più piccoli.

Per tale motivo dal Viminale fanno sapere che si sta lavorando per una legge che dia la possibilità di fare utilizzare il Taser anche agli agenti della polizia locale. “Lavoreremo per poter usare il Taser anche sui treni, e nel pacchetto sicurezza inseriremo una norma per renderlo fruibile agli agenti della polizia locale- dichiara Matteo Salvini – Mi confronterò con il Guardasigilli, per verificare la possibilità di offrire il Taser anche alla polizia penitenziaria come richiesto da alcuni sindacati” conclude.

A seguito delle tantissime polemiche che sono andate contro il Taser, Valter Mazzetti, Segretario Generale Fsp Polizia, Federazione Sindacale di Polizia, ha voluto rispondere in particolare ad Amnesty International Italia che ha espresso “preoccupazione” chiedendosi “chi monitorerà l’uso dei taser”.

“Parte oggi la sperimentazione del taser, che chiediamo da tempo immemore a fronte della crescente sequela di violenze sulla pelle dei poliziotti italiani”  ha detto Mazzetti.

“E in questo momento, storico per quanto è stato atteso, registriamo l’intervento contro l’utilizzo di questa fondamentale dotazione da parte di Amnesty Italia che ha perso un’ottima occasione per tacere o per occuparsi di qualcosa di veramente allarmante e vergognoso, come i quasi duemila appartenenti alle Forze dell’ordine feriti ogni anno in Italia. Un uomo – ha continuato- o una donna in divisa aggrediti ogni quattro ore, e questo solo sulle strade, come registra l’Asaps. Ma molti di più considerando servizi di ordine pubblico, attività operative sul territorio, e ovviamente le continue, quotidiane aggressioni nelle più svariate e impensabili situazioni che, certamente, gli attenti osservatori di Amnesty non immaginano neppure”, ha sottolineato Mazzetti il quale poi ha parlato di “solita intollerabile ipocrisia”.

“Una parzialità- ha continuato Mazzetti-quella sfacciatamente mostrata da Amnesty, che toglie a certi ragionamenti ogni possibile credibilità. Sono anni che chiediamo mezzi che stiano a metà strada fra l’utilizzo delle pistole di ordinanza e le nude mani, che ci consentano interventi sempre più appropriati a garanzia della sicurezza di tutti, altrui ma anche nostra. Ma se questo ora non va bene, ci chiediamo se Amnesty preferisca dunque l’uso dell’arma da fuoco, o forse piuttosto che subiamo le aggressioni come fantocci. Si perpetua in malafede il grosso equivoco che chi veste la divisa debba per questo farsi picchiare o ammazzare. Non è affatto così. I poliziotti non sono buttafuori da strada. Un operatore della sicurezza non dovrebbe entrare in contatto con chi lo aggredisce. Ma a fronte di questo in Italia le possibilità di difendersi sono già molto limitate”, ha spiegato.

Il Segretario Generale Fsp Polizia ha poi aggiunto che “richiamare l’esempio degli Usa non serve a nulla, nel nostro Paese contiamo una triste e lunga serie di vittime in divisa che hanno preferito subire piuttosto che difendersi usando la forza. Qualcuno ricorderà, su tutti, il nome di Francesco Pischedda, o i tanti, tantissimi nomi di colleghi pestati, accoltellati, buttati nei dirupi, che non hanno messo mano alla propria arma, e che non avevano altro da usare. Ma Amnesty no. Ad Amnesty sono osservatori attenti ma con la memoria corta”, ha sottolineato.

“Ad Amnesty, da quel che capiamo, vogliono forse proporre un mazzo di fiori contro un soggetto alterato e fuori controllo, una poesia contro un machete, una ninna nanna contro un ubriaco scatenato in mezzo alla gente”, ha concluso.

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