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Terrorismo: il pericoloso asse franco-spagnolo dei giovani jihadisti

da Raja

Un marcato incremento del numero di soggetti radicalizzati di estrazione autoctona. Fu uno studio pubblicato a novembre 2015 dal quotidiano spagnolo “El Pais” a evidenziare questo aspetto che, a distanza di un anno dall’ultimo attentato compiuto a Barcellona il 17 agosto 2017, quando un furgone lanciato a tutta velocità sulle Ramblas provocò la morte di 13 persone, trova conferma negli studi di settore relativi all’attività terroristica nella provincia catalana.

La ricerca sottolineava, inoltre, come Barcellona ricoprisse un ruolo chiave per le attività jihadiste nella penisola iberica. A conferma di ciò, il 29% degli arresti di soggetti connessi all’eversione di matrice islamista è stato effettuato proprio nella capitale catalana.

Ulteriori dati, emersi dallo studio relativo alle fasce d’età, sono risultati strettamente connessi con i recenti avvenimenti verificatisi nel continente europeo. Il 60.9% dei sospetti, infatti, sono risultati di età compresa tra i 15 e i 29 anni e, tra questi, il 15.8% donne e il 13.1% convertiti all’Islam.

In Spagna, il 75.8% dei detenuti per reati di terrorismo hanno in comune le località di origine, le enclavi spagnole in territorio marocchino di Ceuta e Melilla. Queste ultime sono considerate, da tempo, luoghi cardine per le attività di radicalizzazione e reclutamento di soggetti da avviare ad attività terroristica.

Tornando ai fatti accaduti a Barcellona, alcuni eventi connessi all’attentato avvennero in altre città della medesima regione. Ad Alcanar, vicino a Tarragona, nei giorni precedenti alla strage sulla Rambla, un’esplosione che si pensò essere dovuta ad una fuga di gas smascherò un appartamento in locazione ad un gruppo di giovani maghrebini che veniva utilizzato per la composizione di ordigni esplosivi. Oltre ad uno degli occupanti, tutti provenienti da Ripoll, perse la vita l’imam della medesima località, sospettato di essere il mentore del gruppo. Un particolare elemento di somiglianza con l’arresto di marzo di quest’anno quando, nelle medesime condizioni, un convertito è stato tratto in arresto nei pressi di Pamplona per avere aderito all’Isis dopo un periodo di auto-indottrinamento ed essendo rimasto ferito successivamente ad una misteriosa esplosione domestica.

I fatti di Alcanar furono ritenuti strettamente connessi con ciò che avvenne poco dopo a Cambrils, dove durante un maldestro tentativo di replica dell’attentato di Barcellona, una cellula composta da giovani maghrebini rimase coinvolta in un conflitto a fuoco con la polizia a seguito del quale 4 di loro persero la vita.

Le similitudini con la Francia e il filo conduttore

Ma gli esiti degli studi condotti in Spagna hanno trovato conferma anche in occasione dell’ultimo attacco terroristico avvenuto in Francia nel mese di marzo, quando Radouane Lakdim, 26enne di origine marocchina, dopo aver rubato un’auto a Carcassonne (dipartimento dell’Aude, Occitania) sparando al conducente e uccidendo il passeggero, si barricò in un supermercato a Trèbes prendendo alcuni ostaggi e uccidendone quattro. L’azione è seguita alla dichiarazione di adesione di Lakdim allo Stato islamico per il quale intendeva vendicare i bombardamenti in Siria chiedendo anche la liberazione di Salah Abdeslam, l’unico attentatore superstite degli attentati parigini del 13 novembre 2015 e detenuto in attesa di processo.

L’attentatore in Francia del 23 marzo scorso può essere considerato il “filo conduttore” idoneo a configurare una possibile connessione tra città Europee. Lakdim, infatti, era stato già controllato dalla polizia nel gennaio 2016 alla frontiera franco-spagnola in compagnia di un amico. In quella circostanza raccontò agli agenti di aver trascorso un breve soggiorno in Spagna e di aver accompagnato un terzo amico all’aeroporto di Girona.

Radouane era già schedato dal 2014 con la Fiche S per propaganda terroristica sul web e agli inizi del 2017 torna ad essere sotto controllo dell’intelligence. Nel frattempo, nei pressi di Carcassonne comincia a intrattenere rapporti con alcuni elementi già schedati dal 2008, di età più matura, che avevano a loro volta organizzato incontri con esponenti della cellula di Tolosa (coinvolta nell’attentato dell’11 e 19 marzo 2012, a Montabaun 15 marzo 2012) e un gruppo di islamisti creato da un tale Fabien Claim, a cui partecipava anche Mohamed Merah, l’attentatore di Tolosa nel marzo 2012 ucciso  dalla polizia francese dopo 30 ore d’assedio successive agli attacchi.

Claim, soprannominato “la voce”, una sorta di predicatore divenuto foreign fighter, rivendicò gli attentati di Parigi del 2015 con un audio. Era solito ripetere la frase: “Ho conoscenze religiose a sufficienza da convincere una persona indecisa”. Il gruppo diretto da Fabien Claim  è influenzato dalla dottrina dei “Tabligh addawa”, un gruppo di  predicazione, con un centro direzionale situato a Barcellona, che con un percorso estremamente tortuoso di sermoni e indottrinamenti indotti, tentano di reincanalare verso i principi fondamentali dell’Islam più radicale i soggetti “disorientati” fornendo utile manovalanza alle reti jihadiste.

 

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