Pantelleria, piantare 10.000 alberi per far rinascere l’isola

A un anno dall’incendio, al via l’iniziativa di crowdfunding per raccogliere fondi

farmacia di turno

Quattro giorni solo per spegnerlo, 600 ettari di bosco e di vegetazione andati in fumo, lo stato di emergenza richiesto dal Comune. L’incendio doloso appiccato da ignoti sull’isola di Pantelleria il 29 maggio del 2016 è ancora una ferita dolorosa per i suoi abitanti. L’evento è stato considerato un vero e proprio disastro ambientale di dimensioni enormi, se pensiamo che a bruciare fu il 10% dell’intera superficie dell’isola: per lo più pini marittimi e di Aleppo, piante e arbusti tipici della macchia mediterranea.

A quasi un anno dall’incendio è partita la campagna di crowdfunding “10.000 alberi per Pantelleria”, che punta a risanare almeno in parte quel largo squarcio apertosi nella quinta isola italiana per superficie. Il progetto di finanziamento sul web è stato ideato e realizzato dal Comitato Parchi per Kyoto, in collaborazione con il Comune di Pantelleria, Federparchi-EuroParc Italia, Kyoto Club, Legambiente, Marevivo e il Dipartimento Scienze Agrarie e Forestali (SAF) dell’Università degli Studi di Palermo.

Il crowdfunding ha l’obiettivo di ripristinare in parte la vegetazione caratteristica dell’Isola con la riforestazione di circa 10-15 ettari (da 1.000 a 700 alberi a ettaro). Verranno ripiantate specie autoctone nelle aree colpite dalle fiamme, in particolare nuovi alberi e piante ottenuti da semi già raccolti a Pantelleria nel rispetto della biodiversità locale. Un patrimonio naturale quello dell’isola che vantava specie rare, come il pino di Aleppo, il pino marittimo, lecci, piante e arbusti caratteristici della macchia mediterranea, che saranno in seguito manutenute per 5 anni. L’intervento vuole ricostruire non solo l’immagine ma anche l’identità culturale di un territorio che vive di turismo e dei suoi prodotti eno-gastronomici noti in tutti il mondo.

L’incendio provocò la distruzione di 600 ettari di boschi e di vegetazione autoctona, uno dei più disastrosi avvenuti sull’isola negli ultimi 35 anni. Le responsabilità rimangono ancora ignote ma proprio per evitare che l’inquinamento delle risorse naturali finisse in mani sbagliate, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, su richiesta dell’attuale sindaco Salvatore Gino Gabriele, ha istituito nel luglio del 2016 il Parco Nazionale di Pantelleria. Il primo del suo livello in Sicilia e il 24° dell’intero territorio italiano, che aspetta però ancora di avere un presidente e una governance ben definita.

Proprio in questi giorni si sta discutendo alla Camera un disegno di legge che prevede un progetto di riforma dei Parchi nazionali e delle Aree protette marine e regionali, modificando il testo già approvato dal Senato, tra qualche perplessità e critiche di osservatori del settore e associazioni ambientaliste. La riforma doveva essere votata negli scorsi giorni ma non è ancora stata calendarizzata. “Sembra una discussione solo per addetti ai lavori – spiega a Ofcs Report Rossella Muroni, presidente di Legambiente – è mancato un confronto culturale e politico alto su quale dovrebbe essere il nuovo ruolo dei parchi in sintonia con la loro missione originaria di conservazione della natura”.

Il punto cardine della riforma è l’istituzione di piani triennali per lo sviluppo dei parchi, uno strumento di programmazione nazionale per tutto il sistema che prevede un finanziamento di 10 milioni di euro per garantire stabilità economica alle aree protette. “Spero che non si torni indietro in questa decisione – continua Muroni – è ora che si faccia sistema perché le aree regionali sono state sempre figlie di un dio minore”.

Su altri elementi sembra esserci meno condivisione soprattutto sul metodo. L’abolizione dell’albo dei direttori, introdotto per legge nel 1991, e il tema della governance. All’interno dei consigli direttivi dei nuovi enti dovrebbero entrare a far parte anche pescatori e agricoltori nel tentativo di estendere le responsabilità nella salvaguardia e nello sviluppo del territorio. “Per accontentare un po’ tutti si è preferito un meccanismo barocco – sottolinea Muroni – nel senso che se c’è un bando di gara chi vince deve diventare direttore e invece c’è un secondo passaggio affidato a una commissione: tanto vale fare un concorso come si faceva in altri ambiti. In ogni caso, urlare allo scempio dei parchi e prefigurare nuovi organismi di equilibro di potere nella loro gestione, non è utile a nessuno”.

Oggi il sindaco di Pantelleria, che vanta il primo parco nazionale in Sicilia, chiede che il suo territorio possa essere rilanciato attraverso una guida forte del parco. Il Comune ha già coinvolto gli studenti delle scuole del territorio per individuare il logo dell’ente statale. Un’operazione simbolica per coinvolgere le nuove generazioni in un cambiamento culturale che possa tenere insieme la conservazione del patrimonio paesaggistico dell’isola e il tentativo di ricostruirne il tessuto sociale e agricolo.

@GargaDani

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