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Brexit no-deal: ecco i piani di emergenza del governo

Downing Street ha fretta di correre ai ripari in caso di mancato accordo

a cura di Sara Novello

Lo spazio per i rifornimenti di cibo e medicinali è già stato predisposto nei porti inglesi e 3500 militari sono stati preparati ad affrontare qualsiasi tipo di “rivolta di popolo o disagio” nel caso di una Brexit senza accordi. Downing Street invierà a tutte le imprese del Regno Unito consigli utili su una eventuale emergenza da affrontare. L’HMRC -Her Majesty’s Revenue and Custom- preparerà un pacchetto di 100 pagine per tutte le aziende del Regno Unito nel caso di un accordo, coinvolgendo circa 80.000 e-mail per le imprese. In Gran Bretagna resta alta la tensione per ciò che potrebbe accadere.  “É saggio preparare un piano per qualsiasi emergenza in quanto un no-deal potrebbe sempre avverarsi. Tutti i ministri sanno cosa è stato fatto inclusi i 320 ‘no deal workstream’ presenti in ogni settore e le 106 note tecniche no-deal”, sottolinea Downing Street.

In campo 3.500 militari tra regolari e riserve

Il segretario alla Difesa, Gavin Williamson, ha dichiarato che ” 3.500 militari tra regolari e riserve dovranno supportare qualsiasi dipartimento governativo per qualsiasi eventualità di cui possano aver bisogno”. E i cittadini saranno tutti informati sul da farsi attraverso televisione, radio, social media e stampa. I Ministri, inoltre, hanno convenuto di destinare denaro da un fondo di emergenza di 2 miliardi di sterline a tutti i dipartimenti, in particolare il ministero degli Interni e il Dipartimento per l’ambiente, l’alimentazione e gli affari rurali. Una gestione no-deal sembra essere l’approccio favorito da molti Ministri tra cui Penny Mordaunt e Andrea Leadsom i quali pensano che il governo potrebbe pagare i 39 miliardi di sterline concordati con l’ UE per “ acquistare” una transizione come status quo. 

Brexit senza accordo

Nonostante Theresa May speri in un accordo, il gabinetto ha deciso all’unanimità di attuare tutte le pianificazioni di emergenza nel caso di un no-deal tra i vari dipartimenti di governo, dove ognuno dovrà fare la sua parte. Dopo l’incontro alla camera dei comuni, il segretario di Brexit, Stephen Barclay, ha affermato che l’opzione predefinita è che il Regno Unito lasci senza alcun accordo a meno che i parlamentari non lo appoggino. “Il Parlamento deve sostenere l’accordo perché la conseguenza di non farlo è rischiare il default del no-deal e un governo responsabile deve prepararsi a tale eventualità – ha dichiarato – Questo è ciò che abbiamo concordato al governo. Questo è ciò che faremo”.

May spera nei parlamentari ribelli

Le questioni relative alla pianificazione senza accordi non solo sono di natura finanziaria, ma riguardano anche decisioni circa la libera circolazione dei cittadini, che sembra essere sempre più minata così come la situazione lavorativa di molte persone. May spera che il prossimo 14 gennaio i “parlamentari ribelli” siano dalla sua parte ma la partita, a un passo dal 29 marzo, non sembra affatto ancora conclusa.

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