Israele-Libano, portavoce Idf: “Un’altra guerra è possibile”

“Hezbollah possiede armi e il supporto dell’Iran”

Una guerra tra Libano e Israele potrebbe scoppiare se la presenza dell’Iran e di Hezbollah nel paese assumesse un ruolo importante e permanesse anche nel prossimo futuro. Lo ha dichiarato il generale di brigata, Ronen Manelis, portavoce delle Forze di difesa israeliane (Idf), in un editoriale apparso su un sito di opposizione libanese.

“Il Libano è diventato una grande fabbrica di missili – ha dichiarato il portavoce israeliano – L’Iran ha di fatto aperto una nuova filiale, una vera e propria ‘succursale iraniana in Libano’” .

Allo stesso tempo, Manelis ha sottolineato che Hezbollah ha continuato a rafforzare il proprio controllo sul governo libanese, creando contemporaneamente le proprie infrastrutture terroristiche e le fabbriche di armi. “L’anno scorso – ha scritto Manelis – c’è stata un’ulteriore prova che Hezbollah funge da braccio operativo dell’Iran. In ogni luogo dove c’era instabilità abbiamo scoperto l’impronta dell’Iran e ovunque abbiamo trovato il coinvolgimento di Hezbollah”.

I leader israeliani hanno ripetutamente avvertito sia il Libano che la comunità internazionale della presenza di Hezbollah nel sud del Paese fino dal conflitto del 2006. L’Idf crede che Hezbollah abbia almeno 100.000 missili a corto raggio e diverse migliaia di missili a lungo raggio che possono colpire Tel Aviv. Un timore espresso già dal colonello Shaul Shay, direttore di ricerca dell’Istituto per le politiche e strategie al Centro interdisciplinare di Herzliya in Israele (Idc), durante un’intervista esclusiva per Ofcs Report.

Mentre il gruppo terroristico ha terminato il suo impegno nella guerra civile siriana degli ultimi anni, infatti, molti esperti ritengono che Hezbollah potrebbe focalizzare ancora una volta la sua attenzione verso Israele.

“Il futuro dei cittadini libanesi è nelle mani di un dittatore che siede a Teheran”, ha scritto Manelis, aggiungendo: “Penso sia giusto avvertire gli abitanti del Libano del gioco iraniano sulla loro sicurezza e sul loro futuro”.

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