Soleimani: Usa e Israele neutralizzano il ‘nemico’

I Pasdaran e i gruppi terroristici sciiti giurano vendetta

Il generale Ghassem (Qassem) Soleimani è stato neutralizzato. È di questa mattina la notizia dell’avvenuta della morte del famigerato leader della Forza Quds iraniana, stratega responsabile dei recenti attacchi contro le truppe Usa in Iraq e dell’assalto alla rappresentanza diplomatica americana a Baghdad. Mentre i vertici del nostro Governo sono ancora impegnati a cercare la Libia e l’Iraq sul mappamondo, agli altri, come sempre peraltro, tocca il lavoro “sporco”.

A distanza di qualche ora dalla morte di Soleimani, la guida suprema dell’Iran, Ali Khamenei, ha nominato il generale Esmail Qaani nuovo comandante della Forza Qods dei Pasdaran

Sul capo di Soleimani, la minaccia era incombente già da circa un anno, quando rivelammo i retroscena del piano per l’eliminazione del generale a capo della brigata Quds, braccio armato con proiezione all’estero dei Pasdaran iraniani. 

La figura di Soleimani è comunque oggetto di un’aspra disputa in seno all’opinione pubblica.

Viene, infatti, riconosciuto lo sforzo iraniano nella lotta contro il Daesh in Siria in favore del legittimo governo di Bashar al Assad, ma occorre sottolineare che lo Stato islamico, ovviamente di credo sunnita e visceralmente opposto alle fazioni scismatiche dell’Islam considerate alla stregua dei “miscredenti”, costituiva un serio ostacolo per le mire espansionistiche di Teheran in chiave antisionista. In successione, l’intervento della Forza Quds a Baghdad, a sostegno delle rivolte anti-americane, è stata decretata dai vertici iraniani decisi ad appellarsi al favore popolare per riprendere in mano le redini del potere in Iraq.

In tutto ciò, il “Generale”, molto vicino alla Guida suprema, l’ayatollah Ali Khamenei, ha rappresentato la figura di riferimento per la politica iraniana all’estero. In occasione dell’abbattimento di un drone americano nello Stretto di Hormuz, nel giugno 2019, fu proprio Soleimani a rivendicare l’azione compiuta dai Pasdaran con un video messaggio. Anche in Iraq, Soleimani si è comunque distinto nell’ordinare omicidi mirati verso gli oppositori al nuovo governo filo-iraniano e non lesinando l’uso della forza contro i rivoltosi provocando, sinora, la morte di oltre 1500 civili.

L’eliminazione del capo di Al Quds, considerato il vero stratega di Teheran, ha rinfocolato gli ardori della Jihad Islamica palestinese, di Hamas e degli stessi Hezbollah, tutti pronti ad azioni di vendetta contro Israele ed il suo alleato americano.

Moqtada al Sadr, il maggior leader sciita iracheno, ha invocato l’insurrezione contro il nemico americano invitando i mojaheddin a “impugnare le armi”, mentre dal Libano, Hassan Nasrallah non ha mancato di fare sentire la sua voce esortando i sostenitori a stringersi attorno alla figura del defunto Soleimani e ad aumentare l’impegno contro Israele.

Lo Stato ebraico si prepara all’inevitabile ritorsione iraniana

Il Governo di Gerusalemme si è riunito, sotto la presidenza del leader Netanyahu subito rientrato dalla Grecia per esaminare i possibili scenari immediati. In allarme le difese aeree dell’Iron dome e le truppe di stanza ai confini a nord di Israele e lungo la Striscia di Gaza. L’eliminazione di Soleimani è stata condannata da Russia e Cina che accusano gli Stati Uniti di aver destabilizzato nuovamente la regione e di essere responsabili dell’abbandono iraniano dagli accordi sul nucleare.

Ah, l’Italia…Sì, dunque: il Governo e il ministero degli Esteri si esprimeranno dopo avere localizzato Baghdad su Google Earth.

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