Fiume: ricordo di un’Italia perduta

Della mia città natale conservo solo le foto

Riceviamo e pubblichiamo* 

Fiume, una città, un pensiero, un ricordo.

Della mia città natale conservo solo le foto e i ricordi trasmessi verbalmente dai miei familiari .
Ho sempre sentito i racconti pieni di nostalgia per la terra forzatamente abbandonata e di dolore per i morti lì rimasti… le case abbandonate…

Da Fiume, noi e altri profughi fummo dislocati altrove, noi a Torino, altri parenti a Mirano.
Della guerra vera e propria ricordo ben poco, ma ho ben presente l’effetto terrorizzante del suono delle sirene delle fabbriche, tanto simili a quelli per correre ai rifugi di qualche anno dopo.
Sono ritornata a Fiume qualche anno fa e ho pianto perché, sebbene fossero passati tanti anni, mi sembrava di averla lasciata da poco. Lì ho rivissuto i racconti dei miei genitori, il terrore della guerra e ancora il suono delle sirene…

Ho voluto visitare le foibe e ho ancora pianto e pregato cercando di immaginare il dolore dei sopravvissuti e il terrore di coloro che vi sono stati gettati per morire in modo disumano e folle da chi voleva appropriarsi di una terra non sua. Quella stessa terra e quegli stessi morti caduti nel dimenticatoio di troppi per disegni e convenienze politiche neanche troppo oscuri.
Quanto male, quanto dolore…odio, guerra, violenza, andate via per sempre!

Una profuga istriana* 

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